Di esperienzialità si tratta

Experiential Learning: quante volte ci è capitato di leggere o di sentire parlare di questa forma di apprendimento tanto in voga di questi tempi? Sicuramente spesso. Mettere lʼindividuo in prima linea per agevolarlo nellʼacquisizione di nuove conoscenze e competenze, farlo esperire da un punto di vista cognitivo, emotivo o sensoriale: queste sono in sintesi le caratteristiche del modello di apprendimento esperienziale. Perché osservando e vivendo unʼesperienza, lʼindividuo è facilitato nel processo di assimilazione, sia in termini di immediatezza che di interiorizzazione: ciò che il nostro io vive direttamente gli consente di preservare e consolidare conoscenze pregresse che verranno integrate con ciò che di nuovo verrà esperito. È così che lʼesperienzialità può dirsi tanto efficace quanto efficiente.

Sicuramente non si tratta di un modello nuovo di fare apprendimento. Nel Teeteto, dialogo platonico in cui il fondatore del pensiero occidentale dichiara di aver appreso dalla madre Fenarete lʼarte di far partorire pensieri dalla mente degli uomini, Socrate racconta che «la natura umana è troppo debole per acquisire unʼarte di cui non ha esperienza». Per questo motivo, spiega, le donne che nel corso della loro esistenza hanno messo al mondo la vita e quindi hanno fatto della maternità un sapere esperienziale, una volta divenute anziane possono esercitare il mestiere di levatrici: il loro sapere esperito è divenuto arte consolidata che quindi può essere esercitata abilmente e in maniera fruttuosa.

Lʼesperire non ha solo il pregio di garantire un apprendimento estremamente valido, ma è anche uno strumento decisamente versatile, che si presta ad essere utilizzato in moltissimi e diversissimi ambiti. Pensiamo ad esempio a qualcuno che desidera rafforzare le proprie capacità di leader allʼinterno di unʼazienda o a chi sente che è arrivato il momento di conoscere ciò che lo rende sé stesso: simulare situazioni ricreando contesti simili a quelli in cui si vive può diventare una soluzione pratica e preziosa per soddisfare il proprio bisogno di apprendimento.

Se volgiamo ancora una volta lo sguardo verso il mondo antico troviamo un vasto repertorio di situazioni e patterns che ben si prestano allʼidea di esperire come strumento per imparare e per conoscere. Teseo, prima di entrare nel labirinto, crede che sia giunto il momento di affrontare i propri mostri: per questo decide di uccidere il Minotauro. Ma lʼeliminazione di questa creatura mostruosa, comporta anche altro o meglio consente allʼeroe di conoscere e sperimentare diverse abilità (che magari credeva di non avere) come il problem solving (Teseo riesce a sviluppare in maniera creativa un piano per riuscire nel suo obiettivo ed affrontare in maniera strategica e dinamica un problema) o lʼorientamento geografico (entra nel labirinto e riesce a gestirne lo spazio tortuoso).

Ma la più grande impresa in cui Teseo riesce è lʼapprodo alla piena coscienza e consapevolezza del sé: chi entra nel labirinto incontra sé stesso, perché perdersi è la condizione necessaria per trovare nuove strade.

Ecco come un mito antico può essere riusato nellʼExperiential Learning.

 

 

 

IMMAGINE

Other Side, ©Alison Bettles, da IgnantChiharu Shiota, galleria immagini sul sito dell’artista. Chiharu Shiota è un’artista giapponese che vive a Berlino e realizza le sue opere con il filo.

 

 

STEFANIA SANTONI
Un cuore antico per una nuova scrittura del sé.
Articolo creato 9

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