Immagini di MEmoria, riflessi dell’Anima. Dall’osservazione dell’immagine alle sue evocazioni culturali, storiche e sentimentali

La memoria è tesoro e custode di tutte le cose.
(Cicerone
Ho deciso d’inaugurare la rubrica che avrò l’onore di gestire, con un articolo che trae spunto dalla mia foto profilo e che è un po’ l’emblema, il cuore della rubrica. Perché ho scelto questo titolo, Immagini di MEmoria? Le immagini ci offrono spunti di riflessione costante, viviamo nella società dell’immagine.
Spesso, però, sono guardate in superficie, non si ha il tempo di entrare nella profondità di quello che intendono raccontarci, non si ha la forza, la pazienza di scalfire la patina lucida che le ricopre per andare oltre quel velo quasi ceroso ed immediato che separa la percezione esteriore dal contenuto e da ciò che esso significa.
Le immagini ci parlano, ci raccontano storie, epoche, sentimenti, aspirazioni, condizioni, velleità, illusioni e disillusioni. Ma anche tanto altro. Quando ci soffermiamo su un’immagine specifica, lo facciamo perché solletica qualche ricordo personale, stuzzica la nostra curiosità, costruisce sinapsi nel nostro cervello. Quando osserviamo un’immagine, spesso ci rendiamo conto che proprio attraverso l’evocazione di nostri ricordi o curiosità, essa ci rimanda anche un’immagine di noi. Per questo ho voluto sottolineare la sillaba ME della parola MEmoria del titolo. Ritengo, infatti, che le immagini che catturano la mia attenzione, lo facciano perché suscitano in ME qualcosa che MI riguarda, e che può riguardare molti altri osservatori, per una comunanza di MEmoria, che diventa o può diventare comunità di idee.
A questo punto, occorre riflettere sulla foto proposta. Quanto mi è stato richiesto un mezzo busto, ho scelto volutamente di realizzare una foto recente, perché rispecchiasse effettivamente l’immagine di chi sta proponendo alcune idee e riflessioni al di là dello schermo e della tastiera. Ho scelto di fotografarmi con lo sfondo del nostro vessillo tricolore, che io amo profondamente. Ho optato per questa scelta perché nella mia vita di studiosa non ho mai ricevuto un complimento più bello di quello che mi fu rivolto quando sono stata definita una ‘patriota’.
Devo confessare che il mio orgoglio, a quella parola, è salito oltre le stelle, perché ho percepito di essere riuscita a trasmettere con il mio lavoro quanto avevo dentro, ovvero che la Patria non è un concetto astratto, ma la Patria siamo noi. Siamo noi cittadini italiani che abbiamo il dovere di riconoscere in quei colori il dolore di tanti nostri antenati che hanno sofferto, pianto, perduto la vita per costruire quanto di straordinario abbiamo noi oggi.
E siamo noi cittadini che abbiamo il diritto di usufruirne, tutelando la nostra identità e la nostra cultura. Essere patrioti, inoltre, non vuol dire essere nazionalisti o sovranisti, ma amare il proprio Paese come la propria essenza costitutiva. La storia della nostra Patria ha certamente tante pagine buie e tristi, spesso celate o mal raccontate – uno degli obiettivi di questa rubrica è portarle alla luce, attraverso immagini di MEmoria-, ma la Patria va difesa, va amata e rispettata. Come, invece, oggi probabilmente non si usa più. E il tricolore è sbiadito, forse sventola solo durante le partite, mentre dovremmo agitarlo tutti i giorni e spargerne il suo profumo nell’aria di ogni piazza, via e di ogni vicolo del nostro Bel Paese.
IMMAGINE
Barcelona Pavilion, Mies van der Rohe.
ROBERTA FIDANZIA
Studio, leggo, scrivo.
Articolo creato 9

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