La Bicicletta Verde

La bicicletta verde è il titolo del film della regista saudita Haifaa Al Mansour.

Racconta l’avventura di Wadjda, una bambina 10 anni che vive a Riad. Desidera tantissimo una bicicletta, strumento vietato al sesso femminile in Arabia Saudita, ma la bambina è testarda e coraggiosa e per coronare il suo sogno decide di racimolare da sola i soldi che la madre non le concede.

Perché ricordo bene “La bicicletta verde”, uscita nelle sale ormai due anni fa? Perché è un film splendido e un omaggio alla figura femminile come mi è capitato raramente di vedere.

La madre e la figlia sono entrambe figure forti, piene di progetti e aspirazioni, due sognatrici come la maggior parte delle donne. Ma mentre la madre decide di non ribellarsi alle regole imposte dal cosiddetto sesso forte, la bambina è determinata a farsi valere anche uscendo dagli schemi. Forse perché la sua giovane età la rende senza paure, senza ancoraggi o, come direbbe Milan Kundera, “senza passato”, ma tutta determinata dal “mistero dell’innocenza”.  

Wadjda evoca qualcosa di universale, una sorta di stilema femminile, quell’approccio all’esistenza che è il segno distintivo dell’altra metà del cielo. Che poi ha ragione Camilleri quando dice che, più che la metà, è l’intero universo, e per convincersene basta leggere il suo “Donne”, un arcobaleno di sfumature che caratterizzano le trentanove personalità che riempiono i suoi racconti.

La piccola protagonista della bicicletta verde indica a mio parere anche il percorso “verso la libertà” (sottotitolo del romanzo di Haifaa Al Mansour ispirato al film omonimo) delle donne. Mi riferisco al coraggio e alla determinazione che serve a tante ragazze e tante donne anche nel nostro paese per poter emergere nella vita come nel lavoro.

E’ noto come il mito del machismo in Italia sia radicato e difficile da estirpare. Esiste una letteratura vasta al riguardo e la realtà quotidiana, purtroppo, attesta che non si tratta solo di letteratura. Ne è intrisa anche l’informazione.

A  Rimini nei giorni scorsi è passato a miglior vita (in tutti i sensi) un personaggio salito agli onori delle cronache come il playboy della riviera romagnola, noto come “Zanza”, diventato famoso per il suo “bottino” di giovani svedesi accumulato soprattutto negli anni 70 in riva all’Adriatico. E’ stato stroncato da un tipico malore dell’età mentre era appartato in uno squallido furgone con una ragazza più giovane di lui di 40 anni, e qualcuno ha scritto che la sua è stata una morte sul lavoro.

Soprattutto i giornali locali ne hanno tessuto per giorni lodi sperticate, quasi come se una sua riedizione avesse potuto risollevare le sorti del turismo riminese. Il Resto del Carlino ha aggiunto anche due pagine sulla tiratura nazionale. Qualcuno ha proposto di intitolare all’augusta figura dello “scopatore seriale” una via o una rotonda o una piazza.

Di fronte a certo giornalismo e certo costume, a volte penso che i sauditi abbiano più rispetto delle donne di quanto ne abbiamo noi.

E’ di questa estate la notizia che l’occupazione femminile (15-64 anni) nel Belpaese è salita di qualche gradino toccando addirittura la percentuale più alta dal 1977 ad oggi: il 48,8%. Peccato che in questa graduatoria siamo al penultimo posto in Europa e la media nei paesi UE sia del 61,6%.

Sono convinto, però, che non se ne esca rimanendo all’interno di categorie economiche o sociologiche. Come accade in tutti i settori e in tutte le epoche, i cambiamenti hanno fondamenta di tipo culturale. L’esperienza però aiuta e depone tutta a favore delle donne. Lo dico da imprenditore: il mix di intelligenza e passione che le donne esprimono sul lavoro, è un tesoro che gli uomini possono solo ammirare. Se non ci fosse, tutti i luoghi di lavoro del mondo sarebbero più poveri. Ma c’è. E allora non resta che investirci nel “fattore D”.    

 

 

 

IMMAGINE

Locandina del film La Bicicletta Verde della regista saudita Haifaa Al-Mansour.

BONFIGLIO MARIOTTI
Sono nato in Romagna, da non confondere con l’Emilia. Il 29 marzo del 1956. Era quasi primavera, ma il mese, si sa, è un po’ pazzo e c’erano due metri di neve: è cominciata così la mia vita. Non ho capito bene la differenza fra imprenditori e industriali, ma è da quella parte che sto. Chairman e founder di Bluenext, azienda di informatica che sta a Rimini e fa software gestionale per commercialisti e imprese. Presiedo Assosoftware, la nostra associazione in Confindustria.
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