L’ineffabile. Arte non-contemporanea

Edoardo Tresoldi è un giovane artista che disegna lo spazio con reti metalliche e materiali industriali.

Molto apprezzato in Italia e all’Estero, le sue opere sono spesso realizzate per eventi di arte e musica contemporanea. Edoardo Tresoldi si autoproclama artista contemporaneo e si inserisce nel filone dell’architettura effimera, dove “l’installazione temporanea, svolto il suo ciclo vitale, scompare, lasciando il posto all’equilibrio preesistente”.

Eppure, la sua arte non è veramente arte contemporanea.

Non è solo scultura. Le reti di ferro sono materia pesante, ma sono anche pensate per scomparire, si fondono con la luce, prendono forma nell’ombra. Non sono usate come materia prima per realizzare l’opera, quanto come strumento per disegnare su una materia immateriale: l’aria, il paesaggio, l’acqua, il cielo.

Non sono solo installazioni. Sì sono installazioni, ma si aprono alle persone come progetti di architettura. Non sono solo concettuali. Sì sono simboliche e allusive, ma derivano da uno studio rinascimentale delle geometrie. Interagiscono con la fotografia. Sono opere da vedere, ma anche da ascoltate. Piene di malinconia, riverberano i suoni del paesaggio: il vuoto, il vento, l’acqua. Ed evocano, a loro volta, suoni: il fruscio delle ali degli uccelli, le onde, i passi sulla pietra.

Perché allora non sono veramente arte contemporanea?

Perché non sono autoreferenziali. Non s’inseriscono nei programmi politici come linguaggi di alfabetizzazione delle masse, tramite la colonizzazione dello spazio sociale condiviso. Non sono visioni che emergono dall’abbandono della visione, dall’interiorità esternata – che poi, chissà perché, negli artisti contemporanei è quasi sempre incubo, informe -.

Tresoldi fa quello che pochi artisti contemporanei fanno: insegue l’armonia. A volte, quasi in contrasto con il contesto e con gli eventi in cui si inserisce. Si slancia in progetti che armonizzano lo spazio. Crea cantieri che richiedono abilità costruttiva. Téchne: l’umana capacità di realizzare le cose, che decenni di arte veramente contemporanea e politicizzazione dello spazio privato, stanno spazzando via.

Il contemporaneo cerca sempre di offuscare, incanalare nella materia, svilire ogni spinta metafisica. L’arte di Tresoldi, invece, proviene e parla a quella cosa che nella contemporaneità è innominabile. Censurata. Sparita del tutto dal linguaggio quotidiano perché scompaia, come in un racconto orwelliano, la coscienza stessa del suo essere esistita. Di tutte, la cosa più ineffabile.

L’Anima.

 

 

 

IMMAGINE

Locus, Derive Festival, Sapri 2017, Edoardo Tresoldi. Installazione temporanea, svolto il suo ciclo vitale, scompare, lasciando il posto all’equilibrio preesistente. Altre opere.

Foto ©Roberto Conte 2017, Il Conte Photography.

 

 

VITA NOVA
Pensosa dell'andar. Arte, libri e osservazioni sparse.
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