Una questione di stelle

È tempo di considerare.

Considerare la bellezza, la verità, i valori, gli splendori dell’uomo e delle arti.

Volgere lo sguardo alle costellazioni dell’esistente, a partire dalla natura. Con-siderare. I sidera sono gli astri raggruppati in formazioni dotate di un significato, non sono le stellae, isolati corpi celesti. Allora, “considerare” vorrà dire abbracciare con un unico sguardo il complesso stellare del cielo per ricavarne un significato, in una posizione non di sottomissione o di paura ma di ricerca.

L’universo che qui s’indaga è quello della humanitas a partire dai classici – luogo di armonia e di dissonanze, di tensione verso l’alto e di sguardo crudele sull’umana commedia. “Considerare” anche nel senso di tenere ferma la barra del timone da parte del navigante che di notte solca il mare orientandosi sulla mappa del cielo stellato, senza lasciarsi sviare da Sirene e Lotofagi ma avendo chiara la rotta, che nel nostro caso è la saggezza “di color che sanno”.

È tempo anche di desiderare.

Desiderare quel che non si ha o non si ha più o non si ha ancora: perché i sidera sono stati smarriti, o sono stati offuscati, e se ne ha, appunto, un gran desiderio. Dal con-tatto garantito dal con-siderare si è passati, nel trapasso dal XX al XXI secolo, al distacco, alla perdita dei punti di riferimento. Tutto sta in quel de-, che riporta ai concetti di degenerazione, di degrado, di déracinement e di déraillement.

Ha scritto Ernst Howald che “la rinascita del classico è la forma ritmica della storia culturale europea”. Crediamo fortemente in questo assunto. Le humanae litterae hanno scavato un ampio letto di fiume che oggi è riarso, disseccato dalle sette lingue di fuoco di un’Idra che si riassume nell’alleanza perversa fra utilitarismo, capitalismo, relativismo, mondialismo, mercantilismo, trapezocrazia, kalofobia. Si tratta di tornare a rendere navigabile quel fiume, a ripopolarne le sponde, a riportare le sue acque a irrigare le terre all’intorno: che sono, in sintesi, l’Europa.

Che ora non sia più così è, letteralmente e per riprendere le immagini iniziali, un disastro: dis-astro, una sciagura dovuta a una cattiva stella, che ci ha resi tutti più amari, più infelici, più volgari. Ma a dire il vero no, non siamo vittime di maligne influenze delle stelle, è colpa nostra se ce ne siamo allontanati, diventando s-considerati.

Queste pagine ci aiuteranno a ritrovare la rotta smarrita.

 

 

 

IMMAGINE

Teatro greco di Siracusa,©Alberto Moncada 2012. Allestimento di Rem Koolhaas per lo Studio OMA. INDA, Istituto Nazionale del Dramma Antico.

ANDREA DEL PONTE
Sono professore di latino e greco nei licei e presidente nazionale del Centrum Latinitatis Europae. Collaboro con articoli e ricerche scientifiche con la Pontificia Università Salesiana, con la rivista “Zetesis” di Moreno Morani, e con la rivista di studi antichi “Grammata”. Sono autore di testi scolastici, traduttore per il teatro dal greco e dal latino, coopero da tempo con Sergio Maifredi e Tullio Solenghi per la realizzazione di testi classici. Ho tradotto per l’INDA di Siracusa i “Sette contro Tebe” al Festival giovani. Come saggista, ho appena pubblicato il volume “Per le nostre radici – Carta d’identità del latino”, con la prefazione di Salvatore Settis.
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