Ma i sensi sono davvero ingannatori?

Immaginatevi un bellissimo prato fiorito dai colori vivaci, ammalianti e seducenti che ospita rose, croco, iridi, giacinti e narcisi. E figuratevi un gruppo di fanciulle intente nel raccoglierli per realizzare corone di fiori variopinte da porre sul capo, così da rendersi ancora più belle e graziose.

È in questo suggestivo e poetico contesto che avviene uno dei rapimenti più celebri del mito, vale a dire quello di Kore, la figlia di Demetra.

Accompagnata da alcune amiche o, secondo altre versioni del mito, da Afrodite, Atena e Artemide che erano state incaricate dalla madre di sorvegliarla, Kore viene prima attratta dal colore dei fiori e poi assuefatta dal profumo fragrante del narciso, «mirabile fiore splendente, prodigiosa visione»: infatti è in quel prato erboso che da una radice sbocciano «cento fiori di narciso che sorridono al cielo, alla terra e ai flutti del mare» ma che sulla fanciulla hanno un effetto destabilizzante e narcotizzante.

Così, approfittando dello stordimento e della momentanea perdita di coscienza di Kore, sopra un carro dʼoro giunge Ade, dio degli inferi, che la rapisce e la porta nel suo regno sotterraneo.

Per far sì che la fanciulla rimanga legata a lui per sempre, Ade decide di farle un dono, o meglio, un sortilegio dʼamore: a Kore vengono offerti dei chicchi di melograno, il frutto del matrimonio, ma anche il frutto dei morti che la condannerà a trascorrere una parte dellʼanno nelle tenebre dellʼAldilà. Infatti, vista la disperazione di Demetra che, dal dolore per la perdita della figlia, in preda allʼira aveva privato la terra della vita, Zeus stabilisce che la fanciulla trascorra una parte dellʼanno con il marito e lʼaltra con la madre.

Se osserviamo con attenzione le modalità con cui Kore subisce questo processo di allontanamento dalla vita sulla terra e in particolare dalla vita con la madre, notiamo una considerevole presenza dellʼelemento sensoriale: la fanciulla vede dei fiori, annusa il narciso, mangia dei chicchi di melograno.

Vista, olfatto e gusto sono i tre sensi coinvolti in questo racconto mitico. Se da un lato Kore viene ingannata da questi sensi e quindi sembra eccedere di sensibilità, dallʼaltra è proprio grazie a questa esperienza sensoriale che riesce ad uscire dalla diade che la vede legata alla madre in maniera esclusiva: solo abbandonandosi alla sensorialità, Kore è in grado di scoprire lʼaltra parte di sé (quella della non figlia) e quindi di completarsi e conoscersi in maniera esaustiva.

Come sostenuto da Jung e Kerényi, Demetra e Kore costituiscono una diade indissolubile che rappresenta le fasi della vita di una donna: fanciulla, sposa, madre. Vale a dire fanciullezza e maternità.

Kore, figlia e fanciulla, riesce a divenire Persefone, moglie e madre, solo grazie al processo alchemico dellʼesperienza sensibile. Si pensi al profondo significato di maternità e fecondità che va a rivestire Persefone che come un seme rimasto sotto terra per alcuni mesi poi prende vita: il suo germogliare equivale alla ri-nascita, ad una nuova luce.

È così che i sensi hanno reso possibile il superamento di uno stato di immobilità: hanno dato vita ad una conoscenza nuova, altra e assolutamente necessaria per uno sviluppo completo dellʼio e per lʼapprodo ad una sintesi.

Proprio per tale ragione anche nellʼapprendimento esperienziale, nelle attività di formazione ma anche in alcuni approcci della psicoterapia un elemento fondamentale è dato dallʼuso e dal riscatto dei sensi, che per troppo tempo sono stati relegati in una profonda svalutazione ontologica e gnoseologica.

Considerati inferiori rispetto al pensiero e alle produzioni della mente, a lungo sono stati ritenuti mezzi poco adatti all’acquisizione di conoscenza in quanto ingannatori. Grazie al recente recupero delle attività sensoriali e alla loro conseguente ri-lettura in chiave positiva, i sensi sono diventati preziosi strumenti che ci guidano nellʼesperienzialità, aiutandoci così a conoscere in maniera più immediata e non filtrata da categorie mentali.

Vedere, ascoltare, annusare, gustare e toccare ci consentono di arrivare al primo strato delle cose, ad un primo livello di competenza che prevede unʼassimilazione di saperi esperiti direttamente dal corpo.

Ma non solo: possono essere fari illuminanti che ci riportano alla perduta concretezza delle cose, alla consapevolezza della nostra parte sensibile o, come è accaduto a Kore, alla venuta al mondo dellʼaltra parte del sé, Persefone.

 

 

 

IMMAGINE

The Dream, Xi Pan. Olio su tela, 118×89 cm. Altre opere dell’artista.

STEFANIA SANTONI
Un cuore antico per una nuova scrittura del sé.
Articolo creato 7

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