Reddito di cittadinanza. Opinare nel merito si può (e si deve)

Non ne abbiano a male i legittimi inquilini di palazzo Chigi e nemmeno proseguano nel quotidiano stillicidio di additare il pensiero avverso come appartenente  a membri, ormai sparuti, del tanto odiato “establishment”.

Evidenziare le lacune delle misure adottate, senza pregiudizi partitici di sorta ma entrando nel merito – politico – delle questioni, rappresenta oltre che la concretizzazione di fondamentali libertà costituzionali (vedi art. 21 del carta), anche la naturale quanto necessaria contrapposizione dialettica tipica espressione di una sana democrazia.

A maggior ragione se il “casus belli” verte su di una misura estremamente costosa, come la è l’ipotizzato reddito di cittadinanza e per di più messa in atto a debito e dunque, senza toni polemici e senza grandi novità in questo senso, riducendo le risorse di chi verrà dopo.

E allora anche se il fine – che non sempre giustifica i mezzi – di contrastare alla radice la povertà è di indiscutibilmente meritorio, si consenta comunque al pensiero “eversivo” di fare talune puntualizzazioni – di merito – e che possano aiutare a chi ne avrà il desiderio di meglio riflettere sulla questione.

In effetti, è giusto evidenziare il fatto, quasi sottoposto a censura, che oggi, udite udite!, vi sia già uno strumento di sostegno alle fasce meno abbienti –Reddito di inclusione e che malgrado la sua introduzione sia da ascrivere ai “demoniaci” governi passati, raggiunge un discreto numero di famiglie (379.000 secondo l’osservatorio Inps).

E anche sull’importo della misura, previsto in € da 187.50 a 539.82 in funzione dei componenti del nucleo, pur se inferiore ai 780 € promessi dai pentastellati sin dal 2013 (cfr. ddl 1148), risulta essere certamente conforme alla media europea, che comprende, è bene ricordarlo, Paesi economicamente più virtuosi e sotto il profilo delle politiche attive non certamente equiparabili al nostro.

Si perché farsi un idea sull’argomento non può prescindere dal comprendere la necessità, onde evitare mero assistenzialismo, della presenza di un efficace quanto efficiente sistema di formazione e collocamento dei beneficiari, altrimenti perennemente a carico di chi il lavoro già ce l’ha.

E su questo punto lo stato dell’arte, appurato anche dal super professore italoamericano ingaggiato per la rifondazione, si presenta impietoso.

Invero, l’onere maggiore della parte attiva del provvedimento graverebbe sui tanto bistrattati centri per l’impiego, “enti senza  padre” che sottratti alla competenza delle province (riforma Delrio) stanno tutt’ora, a fatica e in ordine sparso, trovando casa presso le regioni.

Questi 471 disgraziati CPI possono infatti vantare – si fa per dire – ogni tipo di carenza, dall’esiguità numerica (meno di 8000 addetti contro i 100.000 della Germania) e professionale (meno di 1/3 è in possesso di laurea) dei dipendenti, alle denunciate carenze infrastrutturali (in alcune strutture manca persino la connessione a internet), dall’assenza di una governance territoriale omogenea, alla mancanza di coordinamento e condivisione delle informazioni (ogni Regione, laddove se ne occupi, fa storia a sé).

Il risultato, a oggi, è che solo il 2.4% delle nuove assunzioni, sono imputabili al sistema di collocamento pubblico.

Tutto questo considerato, non sarebbe più logico, in una visione sistemica, investire gran parte del budget stanziato, e non solo 2 mld (peraltro già ridotti a 1) come previsto dal contratto di governo, per una ragionata ristrutturazione dei centri e, nel frattempo, limitarsi a implementare ciò che già esiste? Siamo certi che il progetto presentato dal professor Parisi sarà produttivo di effetti entro il prossimo 1° di aprile, giorno preconizzato per l’erogazione dei primi sussidi?

Se così non fosse, la foga di dare seguito alle (vincenti) promesse elettorali, sarà in grado di realizzare un sistema virtuoso, anche se basato sul tipico e italico schema del “intanto ti do e poi vediamo”?

In tal senso, possiamo permetterci di trascurare le rilevazioni Inps (vedi XVII rapporto annuale) che evidenziano la tendenza dei soggetti a non rioccuparsi tanto più è loro assicurata la longevità del sussidio?

In definitiva, non ne abbiano a male di tutti queste interrogazioni i governanti del cambiamento, ma opinare nel merito si può e si deve!

Non ne abbiano a male coloro a cui è demandato il fardello del comando, ma in fin dei conti, poco più di 16 mln di voti – risultati del 4 marzo – su oltre 60 mln di persone, non ammettono, in nessun caso, la desertificazione del pensiero o la incondizionata acquiescenza di tutti.

 

 

 

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Delta©Thomas Jorion 2012. Gallery. Il tema con cui l’autore legge gli spazi abbandonati è quello della perduta grandezza.

FEDERICO AVANZI
Consulente del Lavoro, sono appassionato di diritto del lavoro e orientato alla gestione di fattispecie legali e contrattuali complesse. Esercito la professione fornendo assistenza specializzata in favore, indistintamente, di aziende e lavoratori, anche attraverso l’ausilio di studio legale, con cui collaboro stabilmente. Sono delegato alle relazioni industriali per l’Emilia Romagna per conto di Confapindustria. Faccio attività di formazione e pubblicazione. Sono autore del blog Lavoro e Consapevolezza, che è anche su Facebook. https://www.facebook.com/lavoroeconsapevolezza
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