Kiasmo. Analisi di un brand alla luce del suo spazio

 

Se la memoria è una fuga verso il futuro, il futuro anteriore di Lacan, tacere è la formula di comunicazione più innovativa e sovversiva.

Il silenzio conserva la bellezza elevando l’oggetto ad una comunicazione d’arte. Kiasmo contrae il prodotto e sperimenta gli spazi per comunicarlo, ovvero esercita l’arte della discrezione. In fondo è questo, parafrasando Carmelo Bene, l’unico modo che permette al genio, dato in pasto attraverso l’internet, di rimanere inedito anche se editato.

La discretio, intesa come discernimento, distinzione, separazione o analisi, indica l’allontanamento strategico in una posizione che permetta di valutare l’oggetto da comunicare senza mai isolarlo da un sistema in cui è immerso: la memoria, appunto. Storia, contesto culturale, geografia, spazio di azione. L’eccellenza non si comunica letteralmente, non conosce l’advertising o la promozione spinta ma è trasfusa in simboli o marcatori identitari capaci di far sperimentare le vite parallele di prodotto attraverso l’esperienza della scomparsa. Ritengo che il brand sia l’esempio più lampante di come un concetto forte crei un prodotto forte che sa comunicare da sé. Kiasmo contrae la centralità del prodotto relazionandolo con l’ambiente che lo produce, e in formule altamente simboliche. Il simbolismo è esso stesso una formula, dunque, comunicativa altissima e pure spontanea. Tutto si contrae nello spoglio, fino al suo punto centrale, veramente nel mezzo. Contrae la luce intensissima di un Salento che non manca nelle suo archetipico bianco e nero, luce e ombra, che si è allontanata sui lati, intorno al punto centrale.

Resta allora: un posto vuoto, dell’aria, una cavità vuota. La creatività matura in un vuoto, in un silenzioso geografico che altro non è quel Salento interno e sconosciuto ai più; è qui che il marchio pone il proprio quartier generale (Torrepaduli , Le). A ridosso di Otranto (Le), è stato da poco inaugurato Kiasmo Museum ovvero un «viaggio intorno alla mia camera». Così lo definisce Vincenzo D’Alba, architetto e designer di Kiasmo.

«Il volume ha come precedenti la Porziuncola e il Sacello Rucellai con un uso del colore che dalla Serenissima giunge fino alla Turchia passando per Otranto. L’intonaco esterno inferiore trae ispirazione dall’architettura del Centro Africa». Interessante, a questo punto, la contaminazione subliminale tra il rapporto di certe architetture africane con la terra e l’acqua, e la sensibilità mistica del Genius Loci verso gli stessi elementi. «La pavimentazione è il risultato di una “architettura di spo(g)lio” e di riutilizzo dei materiali lapidei da cantiere. L’attico ha il più bel precedente in quello “Beistegui” (Le Corbusier) mentre la scelta delle piante è in linea con la tradizione che va dai giardini pensili di Babilonia fino alla Torre Guinigi in Lucca».

Il resto è un caso.

 

 

 

IMMAGINI

Kiasmo Suite Museum, ©Maurizio Montagna (menzione d’onore alla medaglia d’oro promossa dalla triennale di Milano). Si ringrazia l’arch.Vincenzo D’Alba, Kiasmo

 

 

EUGENIA TONI
Da Bisanzio alla Comunicazione Strategica.
Articolo creato 3

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