Lenzuola bianche, divise bianche, scarpe bianche

L’impatto è bianco.

Luci bianche, muri bianchi, finestre bianche, lenzuola bianche, divise bianche, scarpe bianche. L’immagine è quella di un letto di ospedale.

Un letto nel quale vivono e sperano decine, centinaia e migliaia di persone in tutto il mondo. Un luogo in cui i sogni e i desideri di una vita si riducono ad un solo desiderio: guarire o almeno riprendersi per tornare a vivere, anche se un po’ malconci.

Immagini sono le divise degli infermieri, angeli che portano sollievo. Sotto quelle divise anonime, tutte uguali, si nascondono anime buone che hanno deciso di dedicarsi agli altri e cercano di farlo nel miglior modo possibile.

A volte capita che perdano la pazienza, perché troppo stanchi e sfiancati da turni impossibili. Raramente sono indisponenti e indisponibili. E mentre te ne stai attaccato alla flebo, fonte di sostentamento e di sollievo dal dolore, capita che ti ritrovi a parlare con l’infermiere rotondetto che fa il simpaticone e cerca di farti tornare il sorriso con le sue battute e i suoi scherzi, anche se in quel momento avresti solo voglia di piangere e fai fatica a cogliere il suo umorismo un po’ maldestro.

Oppure ti ritrovi la mattina all’alba, dopo il cambio turno serale di cui non sei stato consapevole, con una infermiera bionda, bella e giovane, che con un sorriso che irradia anche gli occhi ti cambia flebo e ti annuncia in modo da farlo sembrare una gita in gelateria che tornerà a toglierti altro sangue per farti le analisi. È l’infermiera che fa girare la testa a tutti i parenti in visita e ti viene da sorridere nel sentire i commenti delle persone sul corridoio al suo passaggio. E poi, al successivo cambio turno, ti ritrovi con l’infermiera romana, quella verace, che pare scorbutica, ma è solo la scorza. Dentro ha un cuore d’oro e se le fai da spalla ti ritrovi a cantare canzoni romane mentre sei piegata dal dolore e fai finta di niente.

Ancora, puoi trovare l’infermiere sud americano che sembra il capo dei narcos per i modi un po’ bruschi, modi che rivelano in realtà la volontà di farti tornare a combattere. O l’infermiera dall’accento francese che francese non è e non capirai mai da dove viene, ma ti basta la sua dolcezza a farti sorridere il cuore. O ancora l’infermiera un po’ dark, rispettosa e gentile, e quella un po’ scorbutica, che, in un momento di calma, ti rivela di avere tre figlie adolescenti e tanti pensieri. Infine, la caposala, unica nota colorata, con la sua divisa rosso cupo, e il suo accento dell’Europa dell’est, che sotto la scorza quasi germanica, un po’ rude e decisa, si commuove prima di te quando ti deve comunicare che le tue analisi sono migliorate, che stai meglio e in ripresa, e mentre a lei brillano gli occhi, senti le guance scaldarsi con le tue lacrime e l’emozione salire dallo stomaco al cuore.

E poi ci sono gli ausiliari che si spendono per lucidare il tuo soggiorno ospedaliero il più possibile e quando sanno che finalmente puoi bere qualcosa, ti portano ben due tazze di te caldo e dolce. E quella diventa la bevanda più buona che tu abbia mai bevuto, il nettare degli dei, che stempera e ridona colore al tuo triste pallore.

In tutto questo bianco, ultimi ma non e mai ultimi, non si possono dimenticare i camici dei medici, immacolati e preziosi. Con i loro modi professionali, segnano il discrimine tra la vita e la morte e ti salvano la vita. E sono sempre lì a controllarti, anche se non li vedi, ti studiano, ti seguono. A volte non mostrano molta empatia, ma se sei arguto e li osservi bene, comprendi che la loro è una copertura necessaria a proteggere sé stessi.

Bianco come metafora di pulizia, esteriore ed interiore. Come onestà e dignità.

Nonostante la consapevolezza che non tutti gli operatori sanitari rispondono a queste caratteristiche, è necessario essere altrettanto consapevoli del prezioso lavoro che costoro svolgono negli ospedali e ovunque si trovino; a fronte di una piccola percentuale di scaltri profittatori, vi è la maggioranza di eroi, eroi del quotidiano, della lotta per la vita e del confronto costante e corrosivo con il dolore e con la morte.

Ad essi vanno tutto il mio rispetto, la mia stima e la mia gratitudine.

 

 

 

IMMAGINE

Mao Jianhua, Rinascita, 38, inchiostro su carta fatta a mano 69×45.5cm. Fonte foto e galleria opere.

ROBERTA FIDANZIA
Studio, leggo, scrivo.
Articolo creato 8

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