Indovina chi viene a cena? Cos’è eros e cos’è amore

«Mi sono ripetutamente trovato

di fronte al mistero dellʼamore, e non sono mai stato capace di spiegare cosa sia. Qui si trovano il massimo e il minimo, il più remoto e il più vicino, il più alto e il più basso, e non si può mai parlare dellʼuno senza considerare lʼaltro. Non cʼè linguaggio adatto a questo paradosso. Qualunque cosa si possa dire, nessuna parola potrà mai esprimere tutto», scrive Jung in Ricordi, sogni, riflessioni.

Parlare dʼamore non è cosa semplice: richiede una raffinata capacità di ragionamento, un notevole bagaglio conoscitivo oltre che unʼelevata abilità espositiva.

Anche gli antichi lo sapevano e a riprova di questa loro consapevolezza possiamo rammentare quella che da molti studiosi è stata definita una vera e propria «enciclopedia sul desiderio»: si tratta del Simposio platonico, il più celebre banchetto del mondo classico. Platone infatti racconta che in occasione di un banchetto, alcuni convitati decidono di sfidarsi in un agone dove ciascuno tiene un elogio intorno ad Eros modulato a seconda delle proprie conoscenze e competenze. È così che Fedro, appassionato di retorica, presenta Eros sottolineandone il carattere unitario e primordiale, essendo il più antico e il più potente tra tutti gli Dei, mentre Pausania ne sottolinea il carattere duplice distinguendo fra un Eros celeste ed uno volgare. Erissimaco invece, da bravo medico, racconta il carattere unitario di Amore che riesce difatti a unire i contrari e a stabilire lʼarmonia tra gli uomini e nel cosmo. Aristofane, il commediografo, rievoca il mito dellʼandrogino e spiega che Eros è la perenne ricerca della propria metà, mentre il drammaturgo Agatone ne enumera i tratti positivi attraverso uno stile molto poetico.   

A questo punto tocca a Socrate prendere la parola, ma invece di dire la sua intorno ad Eros sceglie di riportare e, quindi, di rievocare le parole della sua maestra, di colei che lo ha iniziato alle cose dʼamore e molto altro: si tratta di Diotima. Con questo escamotage, Socrate invita a cena una donna, per giunta straniera; e sarà proprio grazie alla presenza di questa ospite fisicamente assente che il fondatore del pensiero occidentale sarà lʼunico invitato vincente.

Quello di Socrate-Diotima è un discorso dal significato tanto profondo quanto attuale e per questo offre molti spunti di riflessione. Anzitutto, la straniera di Mantinea svolge il suo insegnamento a Socrate alla maniera socratica, cioè ricorrendo alla formulazione di domande: anche lei dunque adotta il metodo maieutico. È così che attraverso una serie di domande e risposte la mente di Socrate partorisce una conoscenza fondamentale: la natura di Eros è intermediaria perché è qualcosa che si trova in una posizione di equidistanza tra bellezza e bruttezza, tra sapienza e ignoranza e tra mortale e immortale. Per far comprendere al suo allievo tale peculiarità di Amore, Diotima ricorre allʼuso del mito, strumento preziosissimo per aiutare gli uomini a carpire il cuore delle cose: la sacerdotessa ne racconta la venuta al mondo a seguito dellʼunione dei due genitori, Poros e Penia, rispettivamente Espediente e Povertà. È proprio per la polarità esistente tra il padre e la madre che il loro figlio si trova in una tensione irrisolta tra carenza e abbondanza, tra vuoto e pieno.

Le parole di Diotima spiegano quindi perché chi ama si trova costantemente in una condizione di equilibrio instabile, come se camminasse sul filo di una lama, tra un di qua fatto di mancanza, desiderio, vuoto inappagato, ripiegamento doloroso, disperata felicità e unʼaltra parte dove cʼè la vertigine della felicità, la pienezza dellʼappagamento, la gioia. Ma non solo.

La singolare ospite assente del convivio platonico prende per mano Socrate e gli indica la strada da percorrere per raggiungere la felicità: in che modo gli uomini possono possedere il bene per sempre? La risposta di Diotima è sorprendente: lʼunico modo per garantirsi lʼeternità (e quindi di possedere il bene per sempre) è seguire la via della procreazione e del rimpiazzo. Partorire nel bello secondo il corpo e secondo lʼanima consente infatti ai mortali di partecipare allʼimmortalità, di lasciare nel mondo una traccia di sé che di volta in volta verrà sostituita con qualcosa di nuovo.

Socrate, un uomo, ha quindi bisogno di Diotima, una donna, per arrivare a conoscere la verità intorno alle cose dʼamore.

E questa verità apre ad una visione ampia e altra rispetto a quello che solitamente siamo abituati a credere. Gli insegnamenti della straniera di Mantinea parlano di ricerca del bene a partire dalla fecondità: si tratta di un parto che non coinvolge solo il corpo, ma anche lʼanima e, quindi, la conoscenza. È in questi termini che prende forma una sorta di tensione al divino che procede in parallelo con la parte umana e materiale dellʼuomo. Diotima suggerisce una visione sintetica di due realtà ontologicamente differenti: non a caso Rosen nel definire il linguaggio utilizzato dalla straniera di Mantinea per descrivere la Bellezza ha parlato di sinestesia filosofica.

È così che la maestra di Socrate si prefigura in questi termini come una sorta di precursore dei più recenti approcci della psicoterapia, approcci che invitano lʼanima dellʼuomo ad un recupero della dimensione materiale. I suoi insegnamenti ci riportano infatti ad un superamento dei dualismi; grazie al suo approccio e linguaggio alchemico, Diotima riesce a creare una sintesi perfetta fra tutti gli elementi polari: inizio e fine, materiale e astratto, maschile e femminile.

Come ha scritto il noto psicoterapeuta Lowen in La spiritualità del corpo: «è solo nella perfetta armonia tra corpo, mente ed emozioni che possiamo raggiungere un senso di integrità morale e personale, di amore per gli altri e di rapporto con il divino. Grazie a questo sublime equilibrio personale è possibile conseguire quello stato di grazia tanto difficile da ottenere nella vita odierna».

 

 

 

IMMAGINE

Ang Lee, Vita di Pi, 2012. Adattamento cinematografico del romanzo di Yann Martel. Pi guarda nell’oceano, e vede le creature che lo abitano; l’oceano si apre, mostrandogli il momento della creazione degli animali che abitano la terra, dal caos primordiale e, in fondo alla visione, andando a ritroso del tempo, nell’abisso che è diventato galassia, Pi vede il volto della sua amata.

STEFANIA SANTONI
Un cuore antico per una nuova scrittura del sé.
Articolo creato 9

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