Per comunicare bene bisogna scomparire

Nell’era dell’eccesso visivo, dell’immagine onnipresente si realizza al contrario la cecità immaginativa.

Che cosa significa?

Significa che non riusciamo più ad immaginare, ed è come se l’occhio della mente fosse cieco. Il potere dell’immaginazione, così legato alla capacità di memorizzazione e alla creatività, insieme ad una confusione nelle percezioni di tipo sensoriale, si spegne davanti all’imposizione dell’immagine proposta ed imposta attraverso il virtuale.

La verità è che abbiamo perso il “medio”, e cioè quel vuoto in cui si realizza la capacità di percezione, la creazione di mondi interiori e possibili.

I “media” impongono una proposta visiva anticipando ciò che vorremmo o potremmo desiderare, senza però che questo corrisponda davvero alle nostre ragioni più intime. La capacità di immaginazione è ciò che ha riempito le pagine più appassionate della letteratura di ogni epoca, creando il senso del tempo, delle attese e della fluttuabilità dei sentimenti connessi al ritmo dell’imprevedibile, dell’inaspettato. Il sentimento, la passione, il dubbio, si nutrono nell’incoscienza, ovvero nell’incapacità di conoscere con certezza l’altro da sé. In questo “vuoto” si sviluppa, fermenta o lievita la capacità di andare oltre gli oggetti o le cose manifestando la propria libertà, ovvero come io penso le cose oltre le cose, anche quando non ci sono.

E dunque, se l’immagine mi viene “imposta”, o proposta, o sono continuamente assediato da immagini che mi illustrano come potrei amare, in che luoghi o condizioni, come dovrei vivere al meglio, cosa sarebbe più giusto fare o meno, cosa dovrei comprare per rendere felice una persona o suscitare un determinato stato d’animo, dove si esercita la mia libertà, se le immagini prevengono la mia capacità di immaginare, e dunque di volere ciò che davvero è giusto per me?

Questo è il motivo per cui la parabola della comunicazione è giunta ad un punto cruciale: tutti possiamo essere unici influencer perché ognuno di noi ha un’unica e distintiva identità immaginifica. La comunicazione più subliminale, incisiva e originale è capace di distinguersi scomparendo, esattamente facendo scomparire l’oggetto immateriale e suscitando la capacità immaginifica dello stesso.

Ciò che suggerisco non piacerà a chi campa di pubblicità nel settore ma la verità è che un oggetto, o un prodotto, vive nella possibilità di suggerire le sue vie possibili, i suoi mondi alternativi e immaginari.

E per suggerire e risultare immaginifico il comunicatore deve essere capace di esercitare l’arte della scomparsa del prodotto da pubblicizzare. Meno social, meno promozioni, meno influencer, meno tutto. Ci vuole coraggio che vada a braccetto con una cultura letteraria a cui attingere a piene mani.

 

 

 

IMMAGINE

Yves Klein, Antropometria, (ANT 84) 1960. © Yves Klein, ADAGP, Paris / DACS, Londra, 2016.

EUGENIA TONI
Da Bisanzio alla Comunicazione Strategica.
Articolo creato 9

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