Niente caramelle. Consigli di una viaggiatrice consapevole, per un turismo responsabile

Ciao Giulia! che piacere che tu sia qui, hai voglia di raccontarci un po’ chi sei e cosa fai nella vita (in cosa consiste il tuo lavoro)?

 

Ciao Martina!
Il piacere è assolutamente reciproco, grazie davvero per questa bella opportunità!
Cercherò di riassumere in breve chi è Giulia, in arte @Giuly_Followthesun.
Sono nata nel 1988 in una bellissima zona verde sulle colline del Soave, in provincia di Verona. Fin dall’infanzia la mia vita è stata scandita da due elementi che tuttora sono per me fondamentali: la natura e il viaggio.
Sono infatti cresciuta partecipando alla vita contadina dei miei nonni, che coltivavano la vite, instaurando così un legame profondo con la mia terra, con la sua meravigliosa natura e con tutto quello che rappresenta una vita all’aria aperta. Fin da bambina, ho inoltre cominciato a viaggiare con la mia famiglia. Ad ogni occasione, i miei genitori portavano me e mia sorella in giro per l’Italia e per l’Europa in camper, sviluppando così in noi un’insaziabile curiosità per le diverse culture del mondo e un’ottima capacità di adattamento alla diversità, ai cambiamenti e agli imprevisti.
Dopo la laurea in Traduzione e Interpretazione presso la SSLMIT di Trieste, ho iniziato subito a lavorare come assistente marketing e successivamente impiegata commerciale per aziende di svariati settori. Questa vita non aveva nulla a che fare con la mia passione per il viaggio, ma mi dava comunque la possibilità di avere entrate fisse e ferie garantite per partire non appena potevo. Poco a poco mi sono tuttavia resa conto che quella non era la mia strada, ci ho messo parecchio a scavare dentro me stessa e a tirare fuori la vera Giuly, ma alla fine ho preso coraggio e ho mollato un contratto a tempo indeterminato (anzi, in realtà nei ho abbandonati due di seguito!). Ho frequentato un Master di Specializzazione in Turismo Sostenibile e Responsabile e il mio prossimo step sarà il corso per diventare Guida Ambientale. Nel frattempo, ho aperto anche un blog dedicato al turismo sostenibile e responsabile, in cui voglio parlare non solo delle mie esperienze di viaggio, ma anche fare informazione sull’importanza che ha la sostenibilità nella nostra vita di tutti i giorni.

 

Perché ti appassiona così tanto il turismo responsabile?

Viaggiando molto, ho avuto modo di notare quanto negativamente possa influire il turismo sulle popolazioni locali e sull’ambiente. Ovviamente non è stata un’illuminazione immediata, ma un po’ alla volta si è sviluppata in me una maggiore coscienza e consapevolezza dell’impatto che la mia presenza stessa creava in un luogo o in un popolo. Da quando ho iniziato a viaggiare in modo responsabile, ho tuttavia notato che ero l’eccezione, più che la regola, e questo ha iniziato a farmi riflettere su cosa potessi fare per fare in modo che anche altre persone cominciassero a viaggiare con maggiore rispetto. Da qui è nata l’idea di specializzarmi e lavorare in questo settore, facendo informazione attraverso il mio blog e i social, per ora, e come Guida Ambientale poi. Ovviamente sono solo all’inizio e la strada sarà sicuramente lunga e impervia, ma sono certa che nel mio piccolo riuscirò a combinare qualcosa di buono.

 

Perché credi che sia importante?

Credo che sia importantissimo! Oggigiorno il viaggio appassiona sempre più persone, basti pensare alle cifre relative all’industria turistica, perché ormai si tratta di una vera e propria industria, seconda soltanto a quella del petrolio: se il turismo continuasse a crescere in modo così insostenibile e smisurato, presto non ci sarebbero più le basi per il turismo stesso. Mi spiego meglio: chi viaggia, vuole conoscere il diverso e tornare arricchito grazie all’incontro e allo scambio con queste diversità. Chi invece si lascia trascinare dal turismo di massa e parte disinformato, crea danni irreparabili a livello economico, sociale e ambientale sulle destinazioni di arrivo. Queste un po’ alla volta assorbono i bisogni di un sistema malato, cercando di assecondare in tutto e per tutto quella che è la ricerca di un “sentirsi a casa” anche quando a casa non si è.
Così le destinazioni un po’ alla volta si snaturano, si assiste alla nascita delle cosiddette “trappole turistiche”, i negozi vendono gadget costosi made in China che non hanno nulla a che fare con l’artigianato locale, nascono strutture dal nulla, che poi inevitabilmente inquinano e producono un sacco di rifiuti. Finché, un bel giorno, non si sente parlare della chiusura di questa o quella spiaggia per permettere all’ecosistema di recuperare il proprio equilibrio.

 

 

Come può il turismo responsabile salvare il nostro pianeta?

Il turismo responsabile può evitare il verificarsi di tutto quello che ho elencato nella risposta precedente. Può contribuire allo sviluppo economico di un’area povera e alla conservazione delle risorse naturali e della biodiversità, creando posti di lavoro e valorizzando la protezione delle risorse naturali. Può insegnare a un popolo a proteggere l’ambiente, trasmettendo l’importanza della raccolta differenziata dei rifiuti, anziché buttare tutto nei fiumi, nei laghi o in mare, come succede ancora troppo spesso. Può creare consapevolezza in un popolo sull’importanza di mantenere la propria autenticità, senza il bisogno di doversi adattare alla cultura dei turisti, ma anzi, facendo in modo che siano i turisti ad adattarsi e a portare rispetto per la loro diversità.

 

 

Ce lo dai qualche suggerimento per essere viaggiatori più responsabili quando viaggiamo? come dovremmo comportarci? cosa dovremmo valutare per esempio di un tour o un’attività con gli animali?

Innanzitutto, un viaggiatore responsabile parte già informato sulla meta e sulla cultura del Paese che andrà a visitare. Essere già in possesso di determinate nozioni su usi e costumi, eviterà che si verifichino situazioni spiacevoli o incomprensioni una volta giunti in loco. Bisogna partire preparati a incontrare realtà diverse, tradizioni che magari non condividiamo, ma che dobbiamo accettare e rispettare, altrimenti faremmo meglio a non andare.
Un viaggiatore responsabile cerca di contribuire il più possibile a far girare l’economia locale e privilegia quindi alloggi gestiti da persone del posto, piuttosto che grandi catene alberghiere gestite da investitori esteri, che spesso sottopagano la forza lavoro e i cui introiti finiscono poi all’estero.
Un viaggiatore responsabile deve impegnarsi a lasciare solo le proprie impronte, evitando il più possibile gli sprechi, nonché di inquinare e di produrre rifiuti difficili da smaltire in Paesi meno sviluppati del nostro, prima fra tutte la plastica.
Un viaggiatore responsabile si immerge completamente nella cultura del Paese ospitante e torna a casa con la consapevolezza di aver arricchito almeno un po’ qualcuno che ne aveva realmente bisogno, ma portandosi a casa a sua volta un arricchimento culturale e un’apertura mentale che lo aiuteranno a vivere in modo più empatico anche una volta rientrato alla quotidianità.
Un viaggiatore responsabile è consapevole che qualsiasi attività che comporti lo sfruttamento di animali deve essere evitata e denunciata. A causa del turismo inconsapevole, si sono infatti sviluppate numerose attività illecite, che vanno assolutamente evitate e denunciate: le più celebri sono sicuramente le cavalcate sugli elefanti o i finti santuari in cui si possono allattare tigri incatenate e drogate pur di farsi il selfie acchiappa-like. Ma anche attività apparentemente innocue, come la foto a pagamento con un animale autoctono, nascondono sempre violenze e atrocità a danno di queste creature.
Affidarsi a tour e a guide responsabili, significa evitare qualsiasi attività che vada a pregiudicare l’autenticità di una cultura e la libertà degli animali. Se una guida permette di avvicinarsi molto o di toccare animali selvatici, pur di accontentare le brame di viaggiatori inconsapevoli, quella non è una buona guida.

 

 

Puoi farci qualche esempio?

Credo di aver già, involontariamente, fatto parecchi esempi. Ma posso farne un ultimo, che ritengo particolarmente importante.
Un viaggiatore responsabile sa che, nonostante la compassione che può nascere dall’incontro con determinate situazioni difficili, non è giusto fare l’elemosina ai bambini. Quando si vedono certe realtà, la prima cosa che vorremmo è fare qualcosa per dare una mano, ma se veramente vogliamo aiutare, evitiamo di dare soldi ai bimbi. Questo perché così loro si sentono incoraggiati ad abbandonare la scuola per dedicarsi all’accattonaggio. La stessa cosa vale per le caramelle: se da un lato ci sembra di regalare loro un piccolo momento di dolcezza, dall’altro non ci rendiamo conto che la maggior parte dei bambini non sa nemmeno cosa significhi lavarsi i denti e rischiamo quindi di aumentare il rischio che sviluppino carie o altre complicazioni. Meglio piuttosto regalare cose utili, come matite, colori, quaderni, o donare loro del cibo sano. E anche quando si distribuiscono doni, è sempre opportuno consegnarli al capo villaggio o agli insegnanti, evitando di darli direttamente ai bambini, rischiando che si creino situazioni di tensione tra loro pur di accaparrarseli.

Avevo detto che era l’ultimo consiglio, ma in realtà ne avrei un ultimo: un viaggiatore responsabile riconosce chi, invece, viaggia in modo non responsabile e cerca di rimediare informando le persone che incontra circa le buone pratiche da adottare. Spesso si riceveranno inviti poco o per niente educati a farsi gli affaracci propri, ma in qualche caso quelle persone risponderanno: “grazie per avercelo detto, lo terremo a mente per le prossime volta perché purtroppo non ne eravamo al corrente!”.

 

 

 

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MARTINA SANTAMARIA
Dopo la Laurea ho comprato un biglietto sola andata per la Tunisia. Vivevo in una casa a Sousse, mi scaldavo con un braciere a carbone e mangiavo pane e marmellata di fichi. Nel 2010 incontro quello che qualche anno più tardi diventerà mio marito, Massi. Dopo un mese che ci conoscevamo, siamo partiti zaino in spalla per un viaggio in Siria, su autobus sgangherati e street food. Al ritorno sentivo dentro di me che lo avrei sposato. Da quel giorno, anche se continuo spesso a viaggiare da sola, è con lui che condivido i miei momenti migliori e anche quelli peggiori. Non sono una nomade digitale. Sono una persona normale, con un lavoro impiegatizio, un mutuo che pende come un’accetta sulla mia testa e le ferie contate. Questo però non ha mai rappresentato un limite alla mia voglia di scoprire posti nuovi e così compro un biglietto aereo ogni volta che posso, che sia per un weekend in una città europea o per qualche destinazione dall’altra parte del mondo.
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