Marella Agnelli: sintesi estetica di un’epoca

 

Cosa ci ha insegnato davvero Marella Agnelli?

Nota collezionista d’arte, fotografa e designer di tessuti, coltivò amicizia con esponenti della letteratura ed arte del tempo, da Andy Warhol a Truman Capote.

Lo stile quotidiano di Marella era inconfondibilmente pulito e senza fronzoli: uso moderato del tacco lasciato alle occasioni più importanti insieme alla preziosità dei tessuti per cui aveva una predilezione; sandali o scarpe basse accostate alla linea spesso monocolore di pantaloni capri e camicia.

Era l’età dell’oro in cui l’Italia aveva tutto: benessere, potenza, prestigio, credibilità economica e culturale. Lo stile non era streetstyle, ovvero sottocultura assorbita dalla casualità della strada, ma assunto e riassunto dalla cultura storica e dalla storia dell’arte e, come tale, condotto alla sintesi purissima. Una sintesi che Marella Agnelli sottraeva e che pure si costituiva influente presenza attraverso il mecenatismo. Non a caso lo streetstyle viene riconosciuto ufficialmente in America, Paese che ha una cultura giovane e urbana ma non una tradizione storica ed artistica di tipo europeo.

In questi ultimi anni abbiamo assistito al processo inverso. Più l’Italia regredisce culturalmente, più “aumenta” esponenzialmente l’eccesso nella portabilità dell’abito che viene caricato di esperienze multiple e contraddittorie, colori contrastanti ed ambiguità.

In sintesi: dove non c’è cultura, c’è moda. Dove c’è cultura, c’è stile.

 

 

IMMAGINE

Marella Agnelli, Andy Warhol. Christie’s

EUGENIA TONI
Da Bisanzio alla Comunicazione Strategica.
Articolo creato 10

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