Se il datore di lavoro è un algoritmo. Foodora, Amazon e il lato oscuro del lavoro 4.0

 

Osservando la quotidianità del vissuto sociale, mai come ora si manifesta la centralità del tema Tecnologia vs Lavoro.

Tuttavia, se l’interrogativo “I robot distruggeranno più o meno posti di quelli che creati” è già un cult di (abduttiva) letteratura trasversale, assai più limitata riflessione si riserva agli effetti presenti e concreti   dell’evoluzione tecnologica.

Intelligenza artificiale tra utopia e distopia

Eppure, in attesa di conoscere i primi “terminator”, sempre più lavoratori devono fare i conti, già oggi, con inediti paradigmi lavorativi e che, nel loro tratto segnante, prevedono la de-materializzazione del vecchio datore di lavoro.

Per tali ragioni, alla progressiva e intersettoriale diffusione del lavoro tramite app, piattaforma o diretto da algoritmo, si contrappongono crescenti “tumulti proletari”.

Rimanendo alle contese nazionali, l’ormai celebre ricorso presentato al tribunale di Torino dai ciclo-fattorini (riders) di Foodora e la recente protesta dei degli autisti (drivers) alle dipendenze dei corrieri di Amazon, mettono in evidenza quelle che sono le principali criticità del lavoro 4.0.

 

Se nel primo caso, all’interno in un sistema binario di tutele, l’interposizione di una piattaforma accessibile liberamente (?) crea non poche difficoltà a riconoscere ai lavoratori la qualità di dipendente e le garanzie a essa connesse, nella seconda vicenda, viene alla luce quello che forse è il lato più oscuro del problema ossia il pregiudizio – fisico e mentale – subito da chi, guidato da “capi” (gli algoritmi) privi di empatia e programmati per raggiungere, asetticamente, il risultato, sostiene ritmi talvolta logoranti.

E dunque, in attesa di decisivi interventi del legislatore, se l’interpretazione normativa iniziata da alcuni tribunali (App. Londra nov. 2017, App. Torino feb-2019) sembra poter superare lo scoglio del corretto inquadramento giuridico della prestazione, assicurando così diritti minimi (retribuzione, ferie etc.) a tutti quei lavoratori in situazione di particolare debolezza, tutto sembra ancora da compiere sulla tutela dalle nuove patologie del c.d. “taylorismo digitale” quali tecnostress, burnout, problemi muscolo-scheletrici, senso di isolamento o perdita della componente socio-relazionale.

 

A questo punto, considerate il permanere (almeno per ora) di un “condominio europeo” nonché l’ineluttabile globalità del problema, per riflettere le potenziali soluzioni si potrebbe suggerire una rilettura, con spirito pratico, della recente e solenne opera di matrice UE, “Il pilastro europeo dei diritti sociali.

In conclusione, per un lavoro – presente e futuro – sostenibile, non resta che augurarsi che al più presto, chi ne possiede le prerogative, traduca in fatti gli alti principi in esso contenuti.

 

– Ogni persona ha diritto a un’assistenza tempestiva e su misura per migliorare le prospettive di occupazione o di attività autonoma.

– Sono promosse forme innovative di lavoro che garantiscano condizioni di lavoro di qualità.

– Indipendentemente dal tipo e dalla durata del rapporto di lavoro, i lavoratori e, a condizioni comparabili, i lavoratori autonomi hanno diritto a un’adeguata protezione sociale.

– Chiunque non disponga di risorse sufficienti ha diritto a un adeguato reddito minimo che garantisca una vita dignitosa in tutte le fasi della vita e l’accesso a beni e servizi.

 

 

 

 

 

IMMAGINE

Untitled, Keith Haring

 

FEDERICO AVANZI
Consulente del Lavoro, sono appassionato di diritto del lavoro e orientato alla gestione di fattispecie legali e contrattuali complesse. Esercito la professione fornendo assistenza specializzata in favore, indistintamente, di aziende e lavoratori, anche attraverso l’ausilio di studio legale, con cui collaboro stabilmente. Sono delegato alle relazioni industriali per l’Emilia Romagna per conto di Confapindustria. Faccio attività di formazione e pubblicazione. Sono autore del blog Lavoro e Consapevolezza, che è anche su Facebook. https://www.facebook.com/lavoroeconsapevolezza
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