Famiglia e individualismo sono poli opposti dell’egoismo umano. Non possono convivere

Credo sia tempo di rivelare

a qualcuno che la famiglia è una scelta di natura antropologica, non politica.

Non esiste una famiglia “tradizionale” ma una selezione naturale premiata da centinaia di migliaia di anni di evoluzione: mamma, papa’, figli. Stop. Il resto sono solo relazioni. Magari anche rispettabilissime, ma solo relazioni.

E non è vero che sia basata solo sull’ “amore” come oggi lo vendono i media, le élite e le celebrità più superficiali. Su quello, possono basarsi le relazioni interpersonali (quando durano), ma una famiglia è un qualcosa di molto più complesso. L’amore che la tiene unita è Agàpe, un tipo di amore che richiede un delicatissimo bilanciamento fra donare e ricevere, che implica spesso e volentieri sacrifici e vessazioni più che gratificazioni.

È un amore di tipo oblativo, non passionale.

È un amore intriso di sofferente dedizione più che di eccitante gratificazione.

È un precetto che è stato elaborato in più di centomila anni di evoluzione, come un formidabile diamante perfezionato da infinite combinazioni di leghe di ogni tipo e pressioni di mantici di ogni genere.

Sta in piedi da solo e brilla di luce propria.

Se una famiglia fallisce non è perché è una famiglia “tradizionale” (il 99% delle famiglie italiane) o “arcobaleno” (circa 1700 in tutta Italia), ma perché non si è conformata a quelle regole già stabilite come vincenti dalla Natura. O uno dei coniugi ha sgarrato, o tutti e due hanno sgarrato, o ci hanno provato ma la società circostante ha sgarrato e li ha corrotti (specialmente se è una società già in declino etico).

L’istinto creativo che precede la formazione di una famiglia destinata a sopravvivere non è né buono, né cattivo. È di tipo primordiale, comune a tutti gli animali, non di tipo sentimentale e nemmeno morale e nemmeno intellettuale o in qualsivoglia forma astratto. Non è né altruismo, né narcisismo. Quelle sono cose che vengono dopo (o al massimo l’accompagnano) e possono influire in modo positivo o negativo a seconda della personalità dei genitori. Quell’istinto è una forza naturale che spinge tutti noi a far crescere nuove specie, anche i più cattivi tra di noi. Pena l’estinzione. Ironicamente, è un istinto egoista, prima di diventare amore oblativo, cioè nella fase della crescita dei figli.

Per quanto riguarda le relazioni successive tra genitori e figli, iI genitori esistono in quanto tali non solo come donatori d’amore ma anche come recipienti di contestazione e protesta, proprio perché la Natura necessita di promuovere nuove capacità nei figli per superare le sfide ambientali, che cambiano di generazione in generazione.

Senza questo delicatissimo bilanciamento di stimoli e reazioni, la nuova generazione è destinata a crescere inconsapevole delle minacce ambientali e quindi a soccombere facilmente, perché priva di “anticorpi“.

Dunque si tratta di un mirabile disegno di cerchio perfetto: l’egoismo ci spinge a riprodurci, l’amore erotico ad accoppiarci, l’amore oblativo a nutrire i figli e acconsentire loro di distruggerci piano piano, per poi far riprender il ciclo da loro.

In questo straordinario e ineffabile ciclo, noi genitori finiamo per essere lo humus indispensabile per la crescita dei nostri figli. Se noi non sopprimiamo almeno una parte dei nostri appetiti e non “moriamo” in qualche modo, loro non cresceranno in nessun modo e il ciclo terminerà con la loro morte. Prima culturale, poi sociale, poi mentale, poi anche fisica.

Tale prodigio è possibile se esiste una chiara distinzione di ruoli.

In qualsiasi gruppo umano di successo occorre accordarsi su chi fa che cosa fin dall’inizio se non si vuole rischiare la stagnazione e il declino.È vero che i ruoli si possono scambiare, ma anche per questo occorrono regole severe per evitare il caos. Non si può acquisire coscienza dei ruoli, se non si stabiliscono prima di tutto dei ruoli e nemmeno cambiarli in futuro se non si sono mai ben conosciuti. Cosa cambi? Qualcosa che non è mai esistito?

E nemmeno questo basta.

Una famiglia è anche lo specchio di una società. La società vi si riflette in modo ordinato se la famiglia ha regole assimilabili in modo ordinato, vi si riflette in modo caotico e disordinato se la famiglia non segue alcuna regola o si pone precetti senza alcuna polarità. Una società non può sopravvivere basandosi sulla famiglia “fluida” perché anche una famiglia umana è composta di animali con definizioni biologiche ben chiare e polarizzate. Non sono ectoplasmi. Non si muovono in tutte le direzioni. Non può esistere una società “fluida” perché non esiste un Homo Fluidus.

Una società sana esprime alla fine il risultato di tutti i vettori famigliari che la compongono. Più questi sono ordinati, più quella società è destinata a sopravvivere.

Vi siete mai chiesti perché gli uccelli, quando migrano in gruppo, riescono sempre a virare direzione in massa anche quando soltanto uno di loro avverte un pericolo?

Non è straordinario?

Pensate davvero che riuscirebbero a farlo se ciascuno di loro pensasse solo agli affari propri e a sua volta venisse da famiglie in cui non sono state impartite precise istruzioni per la sopravvivenza fin dal primo imbeccamento?

 

La sfida antropologica di oggi è epocale. Da una parte c’è la Natura, dall’altra l’artificio e l’effimero umano.

 

Da una parte c’è un disegno potentissimo codificato da milioni di anni nei nostri geni, dall’altro c’è il desiderio di soddisfare appetiti personali e banalmente egoisti.

«Mi sembra che questa abbondanza di teorie ses­suali, che non sono in gran parte che ipotesi arbitrarie, provenga da necessità tutte personali, cioè dal bisogno di giustificare agli occhi della morale borghese la pro­pria vita anormale o i propri istinti sessuali eccessivi e di farli tollerare.” (Lettere di Clara Zetkin, 1925;)

 

Siamo sicuri che la sessualità debba spiccare sull’agenda di un vero comunista?

 

Chi lo dice non è Lorenzo Fontana o Mario Adinolfi ma Vladimir Ilyich Ulyanov, meglio noto come Lenin, uno che sicuramente ci teneva molto alla sopravvivenza della “sua” società e all’uguaglianza di tutte le sue componenti. Uno che, nel giusto o nel torto, ha lottato per tutta la vita per il successo di quella società. E le sue stesse preoccupazioni ricorrono nei pensieri di tutti i grandi statisti della Storia, conservatori o progressisti che fossero. Genitori a loro volta di patrie alla cui crescita si sono dedicati con amore di tipo oblativo, non sculettando in piazza con trucco, mutande e reggiseno dai colori sgargianti.

 

La teoria gender è in realtà il prodotto di una società consumistica ed estremamente individualista.

Sta alla dignità di genere, come un derivato subprime sta a un saggio investimento finanziario. Sta alla salute sessuale, come un dolce di meringhe sotto il palato di un diabetico. Sta al respiro di una società, come un pacchetto di Lucky Strike al giorno nei polmoni di un enfisematoso. Sta alla sopravvivenza di una società, come l’eroina nelle vene di un tossicodipendente.

Serve a vendere sensazioni di estremo piacere. Quindi ad uccidere la specie.

 

 

 

IMMAGINE

Corona nuziale, Ethnological Museum, Alexandroupolis. Fonte foto

 

GIOVANNI DALLA VALLE
Sono un medico-psichiatra naturalizzato scozzese, scrittore di romanzi e appassionato di filosofia dell’etica, antropologia sociale e politica globale. Nel 2014 ho fondato Venetian Ambassadors, associazione non-profit internazionale retta da imprenditori e intellettuali che si dedicano alla diffusione della cultura veneta nel Mondo. Ho esordito come scrittore nel con il romanzo di fantascienza B@bylon Apocalypse e sono autore di The Ruby Cross pubblicato negli USA. Sono membro della Society of Authors.
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