I fantasmi del ’68.

Leggevo, oggi, di quanta indignazione provochi

ogni esternazione del senatore Pillon, che ormai è preso come capro espiatorio di ogni frustrazione femminista.

Premetto che questo articolo non vuole rappresentare la difesa del senatore, che davvero non ha bisogno del mio soccorso, ma intende solo proporre qualche riflessione intorno alla strumentalizzazione delle parole e alla scarsa capacità di analizzare i testi in modo autonomo, senza filtri di sorta, dando credito a discorsi farneticanti e ideologizzati.

Questo io lo considero un vero insulto all’intelligenza, che mi stupisce di giorno in giorno.

Non comprendo, infatti, come alcune persone, in particolare donne, di una certa cultura, possano farsi ancora incantare da discorsi sessantottini, superati dai tempi e dai loro stessi evidenti fallimenti.

Eppure non dovrei patire sgomento, viviamo nell’epoca del disordine, della confusione, dell’odio e dell’individualismo più sfrenato.

Ogni tentativo di proporre un’alternativa relazionale, da parte anche di esponenti cattolici del governo – che, è bene ricordarlo, è espressione di un Parlamento che a sua volta è espressione della volontà popolare e dunque la rispecchia, riflettendone anche sentimenti e necessità – alla deriva decostruzionista che ci circonda, viene puntualmente etichettato come reazionario, bigotto, antidemocratico, intransigente e, perché no, medievale (sic!) e fascista.

Il punto non è, comunque, se cattolico oppure no. Il punto è la razionalità di certi discorsi e di certi argomenti.

In particolare mi colpisce la rabbia suscitata dal recente post del senatore Pillon, che il 3 aprile ha scritto quanto segue:

 

Il padre è una figura fondamentale per il bambino, ma dal 1968 ad oggi è stato ridicolizzato, demonizzato, trasformato in un assassino, in un violentatore. Mentre la donna è stata privata della sua peculiarità: la maternità. La lotta di classe tra uomo e donna è un’ideologia menzognera diffusa dalla sinistra. Serve alleanza, non contrapposizione“.

Da questa frase sono partiti gli strali delle femministe associati a quelli delle lobby lgbt. Secondo costoro, la sintetica riflessione del senatore potrebbe essere riassunta così: “è dal 1968 che i diritti delle donne minacciano la supremazia dell’uomo” (Gayburg).

Iniziamo dalla figura paterna. Si pensi alle parole dell’attrice Angela Finocchiaro nella sua recente performance della ritornata (ahinoi) tv delle ragazze, quando afferma: “i maschi sono dei pezzi di merda”. E alla bambina che domanda: Ma anche il mio papà? Lei risponde soprattutto il tuo papà. Ecco perpetrata la demolizione della figura paterna attraverso l’umiliazione e la stereotipizzazione della figura maschile.

Se le rivendicazioni di parità e uguaglianza avevano un giusto fondamento dal punto di vista giuridico, non lo avevano e non lo hanno da un punto di vista biologico e ontologico.

Filosofi hanno scritto fiumi di parole e grandi filosofe si sono interrogate sul tema, dando forma a percorsi di pensiero diversi e originali, come il pensiero della differenza  – Luce Irigaray o Le Filosofe di Diotimaad esempio (1) -. Differenza tra uomo e donna che, una volta riconosciuta, conduce ad una sostanziale uguaglianza di fronte a diritti e doveri.

E qui si torna alle parole di Pillon: “la donna è stata privata della sua peculiarità“. Che non è il risultato dell’equazione donna, uguale dover restare a casa “a fare la calza”, come direbbero le femministe.

Significa che la rivendicazione, giusta, della possibilità di scegliere di lavorare anziché dedicarsi alla famiglia – ripeto, legittima in funzione della vocazione individuale di ognuna- si è tramutata nella necessità di dover lavorare fuori casa per contribuire al bilancio familiare e di rinunciare alla famiglia e ai figli, alla loro educazione e formazione diretta e fondamentale, per la possibilità -legittima – di crescere professionalmente.

Invece di rendere possibile entrambe le vie, anche contemporaneamente, aumentando le strutture e il supporto per rendere possibile la cura (e anche su questo vi sono fior di fiore di filosofe che si sono impegnate nel riconoscimento di questa peculiare attività principalmente femminile), si è stigmatizzata come retrograda, se non perversa, la scelta familiare e casalinga a danno della natalità e a favore dell’uguaglianza non solo formale, ma anche sostanziale tra uomo e donna.

La conseguenza di definire la donna uguale all’uomo, è stata quella di privarla effettivamente privata della sua peculiarità dell’essere – appunto- donna, di avere esigenze diverse e il bisogno di strumenti diversi per essere messa nelle stesse condizioni di partenza dell’uomo. È un fatto assodato che in Italia vi sia poco se non nessun sostegno alle donne lavoratrici, alle madri lavoratrici, alle donne che scelgano -parola chiave: scelgano- e desiderino – altra parola chiave- avere figli e dedicarsi alla famiglia.

E dipende dall’approccio politico e ideologico alla questione, viziato ab origine dalla visione maschilista -questa sì- della società.

Il senatore condanna la lotta di classe e afferma che ci vuole alleanza, non contrapposizione.

E, dunque? Da qui si deduce che “i diritti delle donne minacciano la supremazia dell’uomo“?

Nella richiesta di alleanza, di relazione, di costruzione? Nell’invito a non contrapporsi in una lotta di classe?

La supremazia non si costruisce sulle alleanze, le alleanze sono paritarie e paritetiche. La lotta di classe presuppone che qualche categoria, prima o poi, soccomba.

E se oggi, ad uno sguardo superficiale e distorto, sembra che a soccombere sia l’uomo e che le istanze femministe prevalgano affermando ancora in questi termini la rivendicazione delle donne, in realtà, ad un’analisi più profonda e radicale, è evidente che quella che soccombe, un’altra volta, è proprio la donna.

 

 

 

NOTE

(1) Speculum. L’altra donna, Luce Irigaray, Feltrinelli 2017; Io tu noi. Per una cultura della differenza,Luce Irigaray, Bollati Boringhieri 1992.  Le Filosofe di Diotima

 

IMMAGINE

Luce Gialla, Christos Bokoros. Zoumboulakis Galleries

 

 

ROBERTA FIDANZIA
Studio, leggo, scrivo.
Articolo creato 10

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