Il non significato che stordisce

Da tempo viviamo oramai in una atmosfera

di costante attenzione parziale: cogliamo solo frammenti, e così non ci accorgiamo che le parole stanno perdendo significato.

Scritte, urlate, twittate, postate.

Nelle ultime settimane, poi, giornalisti, conduttori e anchor man (e women) hanno abusato sempre più spesso ad ogni ora del giorno e della notte del termine “medioevale” anche per sottolineare che loro sono dalla parte giusta della storia, quella moderna, quella avanzata e di moda, quella cool: quella in cui trionfa il relativismo etico in ogni campo delle attività umane.

Dimenticando che a forza di promuovere come giusto e vero solo ciò che più aggrada al momento, si finisce in realtà per ascoltare l’unica nota della voce che grida più forte, e che riduce al silenzio l’eco di principi che la natura ha sempre considerato fondamentali.

A forza di buttare a mare le regole in nome di qualunque licenza, tra poco diventerà opinabile persino il calcolo del cemento armato.

Fa quindi specie che nei talk sempre uguali, anchor man (e women) si stupiscano a favore di telecamera dei ragazzini che massacrano i coetanei per un nonnulla o muoiono schiacciati ad un concerto di un trucido rapper solo perché una madre oramai incapace di far rispettare regole elementari (a 11 anni all’una di notte si è a letto, non in discoteca…) non è più capace di dire dei no, forse perché le regole suonano troppo simili ai precetti medioevali.

E nonostante tutti i loro esperti, non sanno spiegare perché il corpo sociale sta andando alla deriva, su una barca sconquassata di cui sono involontari nocchieri.

Ogni sera ci rovesciano addosso parole senza più significato, o significati distorti distribuiti con noncuranza dall’alto del tacco 12 o dietro alle lenti di sciccosi occhiali di tartaruga. Sacerdoti del pensiero unico, quello cool.

Che in realtà significa freddo.

Come quello che da tempo si è impadronito di menti interessate soltanto all’audience.

 

ALBERTO CONTRI
Da cinquant’anni in comunicazione, sono stato ai vertici di multinazionali della pubblicità e di istituzioni del settore: presidente dell’Associazione Italiana Agenzie di Pubblicità, della Federazione Italiana della Comunicazione, unico italiano mai cooptato nel Board della European Association of Advertising Agencies. Sono stato consigliere della RAI, A.D. di Rainet, presidente e D.G. della Lombardia Film Commission. Presiedo dal 1999 a titolo gratuito la Fondazione Pubblicità Progresso, che ho trasformato in un Centro Permanente di Formazione alla Comunicazione Sociale, con un Network (Athena) di oltre 100 docenti di 85 Facoltà e Master. Insegno Comunicazione Sociale presso la IULM di Milano. Libri: A. Contri, “McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale.” (Bollati Boringhieri - 2017) A. Contri, “Comunicazione sociale e media digitali” (Carocci -2018).
Articolo creato 9

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto