Reddito di cittadinanza e Quota 100: Scommettere sulla tregua generazionale

E così, dopo un cammino lungo e accidentato,

esposto a ogni genere di critica e criticante, il c.d. “decretone” passa in Senato e diviene, ineluttabilmente, legge.

Se è vero che il governo giallo-verde non vive oggi il suo momento migliore, sia chiaro tutto fatto da sé e nessun merito alle desaparecidos opposizioni, è parimenti innegabile che con il via libera di Palazzo Madama sia riuscito a realizzare, almeno in parte, le due promesse/bandiera della campagna elettorale ossia Reddito di Cittadinanza e Quota 100.

La prima, pur distante dall’originaria e utopica idea di reddito universale (a oggi, solo l’Alaska nel globo terracqueo), garantisce un sostegno economico, sino a 1330 € mensili, ai nuclei familiari economicamente più deboli e a condizione che i loro componenti si rendano disponibili alla riqualificazione e ricollocazione nel mercato del lavoro.

La seconda, lungi dal sopprimere lo stoico regime targato Elsa Fornero, introduce, provvisoriamente, vie di uscita per abbracciare la tanto agognata pensione a 62 anni (e 38 di contributi), anziché 67 ovvero dopo 42/41 anni e 10 mesi di contributi versati, invece di 43/42 anni e 3 mesi.

Insomma, il disegno è compiuto e le mire degli artefici dichiarate: agevolare l’esodo dei veterani e favorire un turnover attingendo dalle nuove leve.

Questa disposta “tregua generazionale”, considerate le fatiche dei lavoratori più attempati – causa ritmi di lavoro a costante evoluzione tecnologica e la piaga, specialmente italiana, della disoccupazione giovanile* si presenta come un provvidenziale strumento di giustizia e sostenibilità sociale che, tuttavia, al nastro di partenza, costituisce una partita ancora tutta da giocare, una scommessa su cui si è puntato tanto, forse, ci si augura di no, oltre il consentito.

Dunque, sono ormai da accantonare le preoccupazioni sulle risorse spese a debito, sulla congiuntura economica sfavorevole, sulla incertezza di una effettiva sostituzione (1 a 1 e a parità di versamento contributivo) di chi approderà alla quiescenza, sulla – ampiamente – prevista impreparazione dei centri per l’impiego, dei navigator (ancora da assumere) e più in generale della parte attiva del Rdc.

Tutto questo da oggi conta poco o nulla, gli alibi stanno a zero e tutti noi, ciascuno nel suo ambito e secondo le proprie facoltà, dovrebbe, per il bene collettivo e per il futuro di chi non ha scelto, fare in modo che l’azzardo, sia vincente.

 

 

 

NOTE

*Nel quarto trimestre 2018, per i giovani di 15-34 anni l’occupazione cala, sia rispetto al trimestre precedente sia rispetto a un anno prima*,Ministero del Lavoro: Nota congiunta sulle tendenze dell’occupazione IV trimestre 2018

IMMAGINE

Kristos Bokoros in mostra a Kastro Antiparos Art Gallery, 2016.

 

FEDERICO AVANZI
Consulente del Lavoro, sono appassionato di diritto del lavoro e orientato alla gestione di fattispecie legali e contrattuali complesse. Esercito la professione fornendo assistenza specializzata in favore, indistintamente, di aziende e lavoratori, anche attraverso l’ausilio di studio legale, con cui collaboro stabilmente. Sono delegato alle relazioni industriali per l’Emilia Romagna per conto di Confapindustria. Faccio attività di formazione e pubblicazione. Sono autore del blog Lavoro e Consapevolezza, che è anche su Facebook. https://www.facebook.com/lavoroeconsapevolezza
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