Dora d’Istria. Le parole di una donna per la costruzione dell’Europa dei popoli

Dora d’Istria, pseudonimo di Elena Ghika, nacque nel 1828 a Bucarest.

Ricevette una formazione molto approfondita ed erudita e fece viaggi di conoscenza con la propria famiglia, soggiornando nelle principali città europee. A venti anni sposò il principe russo Koltzoff-Massalsky che accompagnò in Russia, trasferendosi a San Pietroburgo. Il clima poco favorevole e i principii assolutisti dello zar la spinsero ad abbandonare la Russia nel 1855. Riprese a viaggiare in Europa e trascorse cinque anni tra il Belgio e la Svizzera, entrando in contatto con i rappresentanti dei moti risorgimentali europei ed italiani.

Nel 1861 si trasferì in Italia. Iniziò la sua opera di pubblicista, adottando il nome d’arte Dora díIstria, la cui scelta è dovuta in primis ad una ragione linguistica: la parola dor in lingua romena indica un forte sentimento nostalgico e malinconico che non ha equivalenti precisi in altre lingue; la seconda ragione è di natura geografica e culturale: Istro è l’antico nome del fiume Danubio, citato anche da Esiodo nella Teogonia, e rappresenta la Mitteleuropa con l’evocazione della tradizione culturale dell’Impero Asburgico, ormai al suo tramonto.

Scrisse articoli per numerose riviste europee in francese, inglese, spagnolo, tedesco, italiano. Pubblicò anche su riviste americane e compilò volumi in cui affrontava i temi fondamentali delle sue opere. La conoscenza perfetta del russo, del greco -antico e moderno- e dell’albanese, oltre al romeno -lingua madre-, la collocarono sulle più alte cime della cultura dell’epoca. Morì nel 1888 a Firenze, lasciando in eredit‡ i suoi beni allíIstituto Nazionale Sordomuti di Firenze.

 

La sua opera ruota intorno all’importanza del recupero delle radici comuni che legano tra loro i membri di ogni popolo, ma anche i popoli gli uni con gli altri.

Ritrovata la propria singolare identità attraverso il recupero della comune cultura, lingua, tradizione, essi potranno avviarsi verso il reciproco riconoscimento, costruendo un’Europa pacifica, prospera e progredita.

In modo particolare, la sua attenzione si concentra sui popoli di stirpe latina -italiani, francesi e romeni, i quali- riconosciutisi intorno a questi legami culturali, avrebbero dovuto -quasi naturalmente- unirsi contro l’oppressione straniera e diventare il nodo fondativo culturale, politico e sociale dell’Europa.

A questo scopo, rievoca il mito di Roma antica quale nodo di giunzione tra le culture neolatine. Immagina la Città Eterna come fulcro della confederazione dei popoli latini, che avrebbe governato sui popoli di stirpe latina in funzione della libertà che le derivava dagli insegnamenti evangelici. L’idea di Roma, nel suo pensiero, assume la funzione di simbolo della lotta delle nazioni per la propria emancipazione, ma diviene anche un’idea universale: la Roma di Dora d’Istria è grande ed estesa nel cuore dell’Europa, poiché deve considerarne i romeni quali eredi a pieno titolo del suo patrimonio storico.

La lotta del popolo contro l’oppressore straniero è motivo universale nel Risorgimento europeo e, proprio a questo fine l’educazione del popolo ricopre un’importanza fondamentale, se non proprio fondativa della nazione e del suo ordine politico.

Lo stesso Niccolò Tommaseo sosteneva che l’arte d’ educare è una politica in piccolo, come l’arte del governare è un grande sistema di educazione. L’educazione del popolo consiste, per Dora d’Istria cosÏ come per Tommaseo, nell’insegnare a ciascun uomo a riconoscere il suo territorio, la sua lingua e la sua cultura come propri, il primo passo verso l’educazione dell’umanità, fondamentale per l’affermazione dei principi democratici, impossibili da attuare con la presenza di masse stupide ed abbrutite.

Se si considera la nascita del sentimento nazionale come qualcosa di naturale, emerge la conseguenza dell’artificiosità dello Stato-istituzione.

Lo Stato infatti, deve erigersi come difensore della nazionalità, si deve adagiare, appiattire e circoscrivere sui confini dettati dal principio di nazionalità. La precisa sovrapposizione dello Stato alla nazionalità evita il sorgere del conflitto, interno e tra Stati.

 

L’autrice elabora, dunque, un nazionalismo democratico, che concepisce ogni nazione come un segmento dellíumanità, in cui ognuna -proprio perché fondata su basi etniche e culturali- è degna di rispetto da parte delle altre.

 

 

 

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ROBERTA FIDANZIA
Studio, leggo, scrivo.
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