Eadem mutata. Breve guida alla Roma che cambia

 

 

Se un uomo non si bagna due volte

nello stesso fiume poiché entrambi in continuo cambiamento, lo stesso vale per il rapporto con le città.

Ecco perché cammino spesso nelle mie preferite: averle visitate qualche volta o addirittura averci vissuto non esaurisce la fame di prospettive inedite e di interpretazioni su di esse e me stessa.

Questa volta a Roma non ero alla ricerca di fasti antichi, né di particolari ville o giardini. Ho cercato principalmente la Roma che progetta del 2000 d.C, inframezzata da necessarie e piacevoli incursioni nel passato.

La passeggiata comincia in pieno centro: in via di Ripetta, da Galleria Mia respiro già all’ingresso la miscela di contemporaneo e antico che la caratterizza: voltandomi verso la vetrina, appena entrata, mi accorgo infatti che il neon dell’insegna ridisegna la facciata della chiesa di fronte, abbastanza trascurata.

In via della Scrofa entro nel mondo orafo di Costanza De Cecco e Giulia Giannini, progettiste che rendono omaggio alle meraviglie dell’Urbs (e non solo) attraverso le loro creazioni, firmate Co.Ro Jewels. Attraverso il loro lavoro, la cultura architettonica esce dalla sola fruizione turistica e si indossa.

A pochi passi, un salto nella chiesa di Sant’Antonio in Campo Marzio, chiesa nazionale dei Portoghesi, anche per ammirare, in un’immersione dorata in controfacciata, l’imponente organo, del 2008, progettato da Jean Guillou, e protagonista di una rassegna concertistica di carattere internazionale.

Anche il palato ha bisogno di luoghi nuovi e trovo irrinunciabile un indirizzo recente: Liòn Restaurant, a due passi da Sant’Ivo alla Sapienza, dove gustare piatti della tradizione oppure rivisitati in un ambiente pienamente cosmopolita, da città nordeuropea, in un incanto di turchese costellato di forme che richiamano in qualche modo quelle classiche di Roma.

Procedendo tra lo sciabordìo delle innumerevoli fontane e quel senso di quiete seppur nel movimento che è tipica romana, mi imbatto in via di Monserrato, che prende il nome dalla chiesa di Santa Maria in Monserrato (Montserrat è il celebre e suggestivo santuario spagnolo, centro di molta vita culturale), dove ritrovo le latitudini del cattolicesimo iberico, per essere poi assorbita dall’atmosfera chic e francesizzante di Chez Dedè, negozio della coppia artistica Andrea Ferolla e Daria Reina, un incantesimo di oggetti di alto artigianato, articoli del brand e disegni di Ferolla, di cui in particolare porto negli occhi un capriccio barocco.

La strada offre momenti ricercati tra gallerie d’arte contemporanea, studi d’artista, classici antiquariati, e il passaggio in Piazza de’ Ricci, il cui omonimo palazzo mi ricorda una delle letture più belle: “La casa della vita” di Mario Praz, un viaggio tra la luce di Roma e le scelte di vita e arredamento del critico.

Il fascino trasteverino però mi richiama, e nonostante le innumerevoli opportunità di soffermarmi in cortili segreti con fontane ormai in silenzio, mi incammino verso una meta paleocristiana: la chiesa di San Benedetto in Piscinula, una miniatura medievale in cui il profumo del cristianesimo delle origini è sottile ma intenso, come la voce del canto di una delle fedeli partecipanti alla novena di Santa Rita, venerata nella chiesetta.

 

Il secondo giorno di peregrinazioni mi vede omaggiare il mio passato da tesista in filologia patristica, in particolare dell’opera di San Girolamo, con una visita alla Chiesa di Sant’Onofrio al Gianicolo, celebre per aver ospitato gli ultimi tormenti di Torquato Tasso nonché le lunette affrescate dal Domenichino tra cui compare una rara rappresentazione del sogno di Girolamo che si vide accusato in un tribunale celeste di essere “ciceroniano, non cristiano” per via del suo fortissimo interesse verso gli scrittori latini classici.

Proseguo per l’ennesima volta lungo la passeggiata del Gianicolo, vivendo ancora condizionamenti che vorrei ormai vorrei superare, derivati dal famoso film di Sorrentino; raggiungo l’Accademia di Spagna per una visita al Tempietto del Bramante e alle esposizioni temporanee, per dirigermi poi verso il cuore pulsante di Cantiere Galli Design, fondato nel 2016: uno spazio che mette d’accordo il mio animo classicista con la passione verso il mondo del progetto, anche a partire dal motto oraziano dell’impresa: “Est modus in rebus”, “C’è una misura in tutte le cose”. Ma le grandi citazioni letterarie non si esauriscono in esso, infatti appena entrata mi perdo in “Una stanza tutta per sé” dalla chiara eco woolfiana, uno spazio nello spazio che accoglie progetti di artisti contemporanei e apre il punto vendita, già di per sé pensato al di fuori dei canoni comuni (il progetto di interior ha la firma di Studiopepe), anche ai non addetti al settore, con spirito di servizio culturale.

 

La mia gita romana si conclude al Museo MAXXI dove l’antico mi ricorda la sua permanenza in un’installazione sonora di Bill Fontana che mappa i suoni degli antichi acquedotti romani ancora attivi al di sotto della fitta maglia stradale, e il presente la sua instabilità, nel progetto fotografico “Terre in movimento” di Olivo Barbieri, Paola De Pietri e Petra Noordkamp, dedicato al dramma (poco sotto i riflettori) delle zone terremotate, chiudendo il cerchio della mia riflessione camminata sul continuo cambiamento.

ELISA CAZZATO
Colta nell'ispirazione.
Articolo creato 2

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto