Lavorare (sempre) meno… lavorare tutti?

«In gran parte delle dottrine economiche l’elemento decisivo del senso del lavoro per le persone ha scarso o nessun rilievo» quando invece, al di là

del profitto e dell’utilità economica «sarebbe necessario il riferimento a valori e finalità in cui ci si possa identificare» che ci spingano a pensare

«a una libertà del lavoro tale da consentire di poterlo scegliere, definire, regolare autonomamente o insieme con altri in modo auto-sostenibile e

relazionale».

(Pierre Carniti, 2013)

 

 

Trascorsa l’intensa – e mai conclusacampagna elettorale,

sopravvissuti (non tutti) al fatidico election day italo/europeo, per Governo e Parlamento è dunque l’ora di rimettersi al lavoro.

Già, il lavoro.

 

Proprio su questo cardine costituzionale (19: tante le volte la parola ricorre nella Carta), il break del suffragio continentale e il necessario tempo di assestamento dei rinnovati rapporti di forza, ci offrono la possibilità di ragionare, a mente fredda, sulle scelte si qui fatte, quelle da fare e sulla visione d’insieme sinora proposta.

 

In tal senso, portati a compimento Decreto Dignità (stretta sui contratti a termine), Reddito di Cittadinanza (reddito minimo garantito) e Quota 100 (pensione notevolmente anticipata), resta ancora da giocare la partita del “Salario Minimo Orario” che, il vigore cinquestelle, ante 26 maggio si intende, aveva messo al centro dell’agenda politica.

A questo, non si può non aggiungere il redivivo slogan del lavorare meno, lavorare tutti, di (rifondazione) comunista memoria, pronunciato dal neo-presidente INPS, Tridico Pasquale, a breve, brevissima, distanza della sua nomina.

In sintesi, l’idea proposta è quella di un lavoro per tutti, fisso, ben pagato, ridotto nella ore settimanali e nella sua durata rispetto alla vita dell’individuo…Insomma, il paese del Bengodi!

 

Tuttavia, è bene rammentare che, anche se celate da finalità così apparentemente allettanti, realtà fattuale e cultura, anche costituzionale, dovrebbero imporci ragionamenti estremamente differenti.

 

A esempio e partendo dal fondo, quale ulteriore riduzione di orario si dovrebbe imporre per legge, in un Paese che nell’ultimo decennio, 2008 – 2018, ha perso poco meno di 1.8 miliardi di ore lavoro oltre a incrementare, con “diligente” costanza, la percentuale di sottoccupati e di c.d. part-time involontari? (1)

Nel contempo, chi (ovviamente le aziende) dovrebbe farsi carico di una “retribuzione oraria legale”, come quella ipotizzata di € 9.00, superiore a quella di paesi come Francia e Germania (2) e a fronte di un perenne deficit di produttività e di competitività?

In un sistema-paese dove la contrattazione collettiva copre la maggior parte dei rapporti di lavoro dipendente sul territorio, quanto equa ed efficacenon in termini elettoralirisulta l’unica e indistinta somma statale, che aggrava il “conto/costo” delle già martoriate aziende al Sud, ne mette ulteriormente a rischio l’intensità lavorativa e determina, per i pochi e fortunati occupati, un ingiustificato incremento del potere d’acquisto?

E i lavoratori del Nord?

Da quando, esattamente, il lavoro si è trasformato in un supplizio, in un fardello da alleviare a ogni costo, in nome di esasperati concetti quali work-life balance, smart-working o di forzati case study realizzati in qualche angolo del pianeta?

Da quale momento storico (forse proprio ora?), il lavoro ha smarrito la sua funzione sociale, inclusiva e di realizzazione dell’individuo?

 

Alla rassegnazione di un futuro senza lavoro, o di un lavoro riservato a pochi, si può scegliere e agire, qui e ora, per un avvenire alternativo, in cui il Lavoro, quello legale e di qualità, possa rappresentare non solo strumento si sostentamento, ma anche senso dell’individuo all’interno della collettività.

 

 

 

NOTE

(1) Istat – Il mercato del lavoro 2018; Eurostat 16 ottobre 2018  (2) Itinerari Previdenziali – Salario minimo: quali risposte?

 

IMMAGINE

Artigianato da Vietri, lavoro come sapere, abilità e tradizione. Photo credit

 

 

 

 

 

 

FEDERICO AVANZI
Consulente del Lavoro, sono appassionato di diritto del lavoro e orientato alla gestione di fattispecie legali e contrattuali complesse. Esercito la professione fornendo assistenza specializzata in favore, indistintamente, di aziende e lavoratori, anche attraverso l’ausilio di studio legale, con cui collaboro stabilmente. Sono delegato alle relazioni industriali per l’Emilia Romagna per conto di Confapindustria. Faccio attività di formazione e pubblicazione. Sono autore del blog Lavoro e Consapevolezza, che è anche su Facebook. https://www.facebook.com/lavoroeconsapevolezza
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