Qui è altrove. Una notte a Bari

 

Nulla è più malinconico di un tramonto orientale.

 

L’ora vesperina forse non è adatta al Levante, tradisce le promesse etimologiche di ciò che sorge.

Attraverso il centro, osservando il formicolio nei negozi di arredamento, le piazze verdi affollate, le vie delle compere brulicanti di vita, in una rete di contraddizioni architettoniche, tra i sereni pastelli dei palazzi più antichi e il mostruoso ergersi imponente di grigi, blu, verdi, insignificanti palazzi moderni.

Costeggio il magnifico Teatro Petruzzelli e respiro, intravedendo i lampadari di alcuni saloni, aria di cose grandi.

Non sento nemmeno di essere nella Puglia costellata di meraviglie piccole che visito quasi ogni domenica, ma ho l’impressione di trovarmi in una metropoli del Nord, ad una latitudine diversa dalla realtà.

In compagnia di una nuova amica osservo l’attesa di un ragazzo con in mano una rosa. La scena ci intenerisce un po’, giungiamo al lungomare.

 

Cammino con una sensazione strana, digerisco difficilmente una monumentalità così imponente affacciata sul mare, sento definitivamente che il ‘900 è più lontano da me rispetto a epoche molto più remote.

Un fitto manto di nuvole grigie in pieno maggio lascia che le ultime tracce solari si esprimano in tratti di un rosa misto ad arancio che quasi si confonde col Teatro Margherita, fermo nel suo salpare. E in quello slancio di cose e di cielo, mi interrogo e forse trovo anche la risposta.

Qui è altrove.

Penso al porto e alla sua acqua inevitabilmente grigia che, in fondo, invita anche a non accontentarsi di attitudini limacciose, a slanciarsi verso il cristallino.

 

Tutto questo filosofare però a Bari, città concreta, non regge; dunque io e la mia amica, dopo aver condiviso il momento malinconico senza parole, ci avventuriamo nel traffico, tra il pesce crudo offerto sulla banchina, verso Bari Vecchia, e precisamente verso San Nicola, che entrambe, pur visitatrici incallite, non avevamo visto.

È incredibile come talvolta si possano trascorrere solo poche ore insieme ed entrare in una sintonia tale da avere la sensazione di conoscersi da sempre. Il centro storico regala subito a entrambe un’istantanea: le luminarie fiorite dell’ultima festa dialogano con l’abside medievale della Chiesa della Vallisa: lo centro per quel vizio meditativo di scattare foto e continuo.

Camminiamo veloce, ci sembra assurdo non aver mai visitato la basilica in ventotto anni di vita e, come spesso accade, più ci avviciniamo e più ci sembra lontana. I piedi la rincorrono e si ingannano, la memoria fotografica la immagina attraverso gli scatti di altri e un po’ ci innervosiamo nel non comprendere il lato giusto in cui svoltare, sentiamo tutta la sua imponenza massiccia nel girarle attorno, infine troviamo la strada.

Non era come immaginavamo attraverso gli occhi altrui, ci convinciamo che vedere coi propri è veramente tutto. La sua nudità così imponente quasi ci spoglia, lasciamo che il cielo plumbeo si unisca alla facciata fin quasi non distinguersi.

 

Non abbiamo neanche terminato di avvicinarci a tutto il sacro che la permea, che un vento d’autunno in piena primavera ci porta via, verso la spiaggia dove la malinconia di una barchetta con la prua che punta a una linea di cielo cobalto mi ricollega al senso di direzione.

La serata termina in un dialogo tra tre giovani che tanto somiglia a quei bilanci di età più avanzata del romanzo di Carofiglio.

Porto i miei pensieri in giro per il quartiere murattiano e giungo al mio hotel, una casa albergo destinata alla fotografia e alle arti visive.

 

Tra scatti lontani e difficili e tanta stanchezza, mi adagio sulla poltrona di fronte alla finestra prima di dormire la mia prima notte barese e noto che tutte le cose verso cui ci si affaccia non sono mai casuali: dirimpetto le finestre teneramente decorate di una scuola dell’infanzia mi dipingono immediatamente in volto un sorriso beato: è l’Oriente nelle sue sfaccettature umane che mi cerca, l’allegria delle cose che sorgono, anche in piena notte, soprattutto qui, dove qui è altrove.

 

 

 

IMMAGINI

Luminarie, luminarie per la Chiesa della Vallisa, facciata Teatro Margherita, interni Hotel Imago, Bari. ©Elisa Cazzato2019, photo editing ©EugeniaMassari.

 

ELISA CAZZATO
Colta nell'ispirazione.
Articolo creato 3

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