Vendere l’utero, vendere i bambini

Di Antonio Gramsci.

 

Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l’organo della maternità?

Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l’eredità dei sudati risparmi maritali.

Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo. Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società.

Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto.

I figli nati dopo un innesto?

Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch’essi, prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere.

Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce.

 

(A.Gramsci, L’Avvenire, 1918).

 

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