“Mondo A” E “Mondo B” . La caduta dei Titani del mondo mediatico

REALE VERSUS MEDIATICO

Il Mondo A è quello della nostra vita reale, quella che viviamo ogni giorno.

Affrontiamo i problemi che si creano inevitabilmente, per il solo fatto che dobbiamo avere a che fare con le funzioni del nostro corpo, con quelle del corpo degli altri, con le aspirazioni della nostra mente, con quelle degli altri, con i desideri del nostro cuore, con quelli del cuore degli altri, con i sogni nostri, con quelli degli altri, con i limiti e i miracoli della nostra natura, con quelli della natura degli altri.

Nel lavoro, nello studio, a casa, che si tratti del centro di New York o di uno sperduto villaggio del Tibet.

 

Il Mondo A è condizionato sempre e soltanto dalla nostra anima, dalle nostre forze e dai nostri vissuti.

 

È unico.

 

SPECIALE   lugio/agosto 2019, “Mondo A” E “Mondo B”. La caduta dei Titani del mondo mediatico

 

Facciamo tante cose in questo mondo: prendiamo e diamo soldi, paghiamo tasse, rispettiamo regole stradali, accudiamo ai figli, lavoriamo, nutriamo gli animali, puliamo la casa, ci accoppiamo, leggiamo, scriviamo, imprechiamo, preghiamo e a volte facciamo pure il contrario.

Alla fine riusciamo persino a morire.

Ma ciascuno vive tutte queste sequenze in modo unico e irripetibile.

 

Il Mondo B è quello mediatico, quello che non viviamo ma vediamo, ascoltiamo, ricordiamo ogni giorno.

Ha a che fare con il corpo dei protagonisti del programma, con le aspirazioni della loro mente, con le loro passioni, con i loro sogni, con i loro difetti e le loro virtù.

Esiste solitamente, solo in spazi precisi, come un foglio di giornale, un canale radiofonico, una scatola catodica con uno schermo.

 

Il Mondo B non è condizionato dalla nostra anima, dalle nostre forze e dai nostri vissuti.

Di solito non li conosce nemmeno.

Segue le regole dei programmatori. È uguale per tutti quelli che lo guardano e lo ascoltano.

Non è mai unico.

 

Anche qui si fanno tante cose, a volte simili a quelle che facciamo noi nella nostra vita quotidiana, più spesso straordinarie ed esagerate, cose che la maggior parte di noi non sarebbe capace di fare. Ma sono cose spesso fabbricate a tavolino. Sono riproducibili e ripetibili allinfinito.

E non muoiono mai.

Al massimo cadono nell’oblio.

 

Vorrei chiamarli “Mondo R e “Mondo M, cioè Reale e Mediatico, ma si rischierebbe di metterli su piani paralleli.

Non sono paralleli, uno è subalterno all’altro, come insegnava il grande sociologo e filosofo francese Jean Baudrillard[1]. Perché uno, quello reale, è appunto vero, l’altro non lo è, è una finta proiezione del primo.

 

[1] Jean Baudrillard Simulacres et Simulation, 1981.

 

 

 

LORRORE ETICO DEL 68

 

Fino al 1968, anno in cui l’Orrore Etico invase le coscienze e la vita dei cittadini occidentali, questi due mondi erano separati abbastanza bene.

 

I media facevano informazione e l’informazione, per lo meno quella pubblica, era principalmente di due tipi: cronaca e rotocalchi (gossip).

Un ruolo a sé stante l’aveva l’informazione di tipo scientifico e tecnologico. Questo genere di informazione ancora oggi, per fortuna, mantiene una relativa autonomia rispetto agli altri due.

 

Anche se il giornalismo ha sempre usato la scusa della cronaca come veicolo per lanciare editoriali e pamphlet di natura polemica (si pensi ai tuonanti j’accuse contro l’aristocrazia del sanculotto Jean Paul Marat su LAmi du Peuple, ai tempi della Rivoluzione Francese), in genere il contenuto degli articoli di colonna aderiva precipuamente a fatti realmente accaduti, non ad illazioni o speculazioni di carattere personale.

Dipendeva sostanzialmente da ciò che accadeva nel “Mondo A”, non ne inventava uno tutto suo.

 

I giornalisti erano giornalisti, non politici e nemmeno celebrità (fatta eccezione per qualche brillante scrittore, come Ernest Hemingway, reporter di guerra, o di geniali registi come Orson Welles, che di tanto in tanto intervenivano con provocazioni straordinarie alla radio, come quella dell’invasione dei Marziani, che scosse l’America la sera del 30 ottobre 1938).

 

In genere erano solo abilissimi dattilografi che cercavano di riportare i fatti del mondo in modo preciso e, se possibile, prima dei colleghi delle altre testate – l’idea dello scoop-. Svolgevano un servizio pubblico, come ogni altro funzionario pubblico. Spesso dovendo trattenere i propri sentimenti o le loro opinioni personali per non contaminare la credibilità del testo.

 

Questo ruolo di facilitatori dell’informazione si perpetua con l’avvento della Televisione (in Italia dal 1954) dove il giornalista, anche quando intervista personaggi politici o celebrità, mantiene un tono distaccato e neutrale, un atteggiamento composto e cortese, vestendo spesso in modo formale, in giacca e cravatta, come un qualsiasi ragioniere di banca.

Non è la star del momento, bensì colui, che fa le domande alla star del momento.

 

A partire dagli anni ’50, si sviluppa il genere dei rotocalchi rosa, dove l’attenzione si sposta sulla vita, pubblica all’inizio, poi sempre più privata, dei divi o delle dive del tempo, personaggi noti attraverso il cinema o la letteratura, aristocratici, famosi milionari, oggetto di curiosità e morbosità, oltreché d’invidia, da parte di una popolazione in gran parte ancora concentrata quotidianamente nei problemi del “Mondo A” e lontana anni luce dai privilegi e dagli sfarzi che caratterizzavano la vita dei primi.

 

Tra gli anni 50’ e gli anni ’60, le società occidentali si trasformano radicalmente.

 

Il boom economico avvicina gli strati più bassi della popolazione agli stessi privilegi e libertà goduti fino ad allora solo dalle celebrità. Vetture, elettrodomestici, telefoni, televisori, giradischi, cominciano a riempire le case di tutti.

Anche nei casinò e nei grandi hotel d’élite si affacciano i primi arricchiti, esponenti di un nuovo ceto medio – poi sempre più basso – che si mescolano ad anime della società, fino ad allora inaccessibili.

La casta di allora perde il suo appeal.

Si volgarizza.

 

Cinema e letteratura scoprono (o decidono di scoprire, il che è molto diverso) che la gente più interessante, è proprio quella più comune, più semplice, quella del “Mondo A, insomma.

 

Il cinema neorealista – splendido quello di scuola italiana e francese – mette al centro della scena uomini e donne del popolo, spesso operai, contadini, militari semplici, casalinghe.

L’uomo della strada viene improvvisamente catapultato dal “Mondo A al Mondo B e narrazione ed immagini s’imperniano su di lui.

 

Sul finire degli anni ’60, il cinema americano inizia a lanciare anti-divi che sono spesso bruttarelli, goffi, scomposti, come Dennis Hopper, Jack Nicholson, Dustin Hoffman, Robert De Niro, Al Pacino e anti-dive che sono infantili e sciatte come Jane Fonda, Sissy Spacek, Goldie Hawn, Shelley Duvall, Mia Farrow. I maschi parlano in modo volgare e dicono spesso parolacce, come un qualsiasi scaricatore di porto; le femmine sono emotive e scostumate come una qualsiasi donna di servizio (mi sia perdonato lo stereotipo). Si perfezionano (e molto) con il tempo, ma all’inizio non hanno le favolose capacità di recitazione di un attore shakespeariano come Laurence Olivier, l’eleganza di un Cary Grant, la signorilità di un James Stewart, la versatilità di un Richard Burton, il magnetismo di un Humphrey Bogart, il fascino di una Lauren Bacall, il mistero di una Greta Garbo, il portamento di una Katherine Hepburn, la grazia di una Audrey Hepburn, la delicatezza di una Grace Kelly, la profondità di una Elizabeth Taylor, l’intensità di una Ingrid Bergman, nemmeno la finta volgarità, in realtà sofisticatissima dolcezza, di una Marylin Monroe.

 

Ma sono figure con cui gli spettatori si identificano più facilmente.

Sono gente del popolo.

Soprattutto costano poco ai produttori.

 

Cambiano anche i rapporti sociali.

 

 

 

IL NUOVO SOCIALISMO

 

Prosperità e maggior accessibilità a istruzione e beni di consumo da parte delle classi meno abbienti, rendono sempre più intollerabili i privilegi sociali delle élite dominanti di allora, ancora alto-borghesi e aristocratiche, rigorosamente bianche.

 

Comincia a dilagare negli USA un movimento di contestazione che fa dei diritti civili la sua bandiera principale.

 

Si comincia con la lotta contro la discriminazione delle comunità afro-caraibiche, poi anche di quelle native e così via.

Si passa ai diritti dei lavoratori delle grandi industrie nazionali, poi delle donne, poi degli omosessuali, poi dei pazienti reclusi nei manicomi, infine degli studenti.

 

Serpeggia un socialismo nuovo, meno ortodosso di quello praticato in Unione Sovietica, più ispirato alle nuove dottrine maoiste (è l’epoca della rivoluzione culturale in Cina), che in Europa fa perno sui dettami del nuovo marxismo elaborato dalla Scuola di Francoforte e che propone una radicale contestazione di tutto il “sistema borghese, non solo delle sue regole economiche e sociali ma persino del linguaggio (post-modernismo e post-strutturalismo).

 

Si comincia a contestare qualsiasi tipo d’autorità, che si tratti di forze militari, autorità di polizia, rettori e insegnanti, funzionari di Stato di qualsiasi tipo. Anche la religione viene fortemente contestata. Si rivendicano il diritto all’obiezione di coscienza, al pacifismo, al divorzio, all’aborto, al sesso libero, all’uso di droghe.

Esplode, prima nei campus universitari californiani, poi a Parigi, a Londra e infine anche in Italia il cosiddetto ’68.

 

L’informazione segue a ruota.

 

Continua a fare cronaca e gossip ma i contenuti degli articoli e dei programmi televisivi saccentrano sempre di più sui problemi del cittadino comune, luomo o la donna comuni, il Mondo A.

 

I temi sociali invadono i palinsesti, le redazioni diventano centri di propaganda anti-militare, anti-religiosa, pro-divorzio e pro-aborto.

 

In Italia tutto questo arriva un po’ più tardi, verso gli inizi degli anni ’70, ma fin da subito travolge i dirigenti dei principali giornali e, naturalmente della RAI.

 

I vecchi gentiluomini signorili che seguivano attentamente una condotta volta a rispettare l’establishment politico – certo, mascherata d’imparzialità per quanto fosse possibile (si preferiva piuttosto giocare sulle enfasi e sul tono della narrazione) – sono sostituiti da strilloni della strada, che cercano scandalo, sensazione, trasgressione a tutti i costi.

 

Le immagini cambiano e le foto si concentrano sempre di più sui tratti emotivi, sentimentali, anche isterici dei soggetti ripresi.

Meno storie gratificanti, meno modelli di successo, meno esempi di armonia sociale e famigliare, come negli anni ’50.

Più gente arrabbiata, inviperita, minacciosa, anche spogliata, se necessario.

Compare il nudo nei rotocalchi, dilaga la pornografia.

 

 

 

Linformazione, sia di cronaca che di gossip, invade il Mondo A e lo deforma a suo piacimento selezionando solo gli aspetti più inquietanti e volgari della bestia umana.

Lo scopo è quello di bucare il video, fare sensazionalismo, vendere più copie o programmi, con la scusa di “rappresentare la realtà”.

 

 

 

MANIPOLAZIONE E FALSA PROIEZIONE

 

Non è più “Mondo A”, bensì una manipolazione mediatica di questo, una falsa proiezione: il “Mondo B”.

 

Perché, in realtà, la stragrande maggioranza della gente vive ancora i problemi e le difficoltà della propria quotidianità come prima.

Non legge i teoremi elucubranti dei neo-marxisti di Francoforte (Horkheimer, Marcuse, Adorno, Habermas) né i trattati sociologici o psicologici di Michel Foucault, di Jacques Lacan, di Erika Fromm, quelli antropologici di Margaret Mead o quelli sessuologici di Sandra Bem (anticipatrice, dopo gli studi di Alfred Kinsey, della famigerata teoria gender).

Non guarda i film di “rottura” di Luis Buñuel né quelli di Jean-Luc Godard o di Rainer Werner Fassbinder o di Pier Paolo Pasolini. Li trova di una noia mortale. Semmai, continua a guardare quelli dei divi dell’epoca d’oro, continua (quei pochi che leggono) a leggere i romanzi ottocenteschi e di primo-novecento, a cercare (i più) notizie di sport e gossip triviale. Gazzetta dello Sport e Anna Bella sono ancora le riviste più lette dai barbieri e dalle parrucchiere.

 

La rivoluzione culturale si arena ben presto nella più totale indifferenza ma intanto è cambiato l’establishment mediatico.

La parola d’ordine è trasgressione e questa viene presentata sempre di più con contorni seducenti e luccicanti (inizia l’epoca del glamour).

Giornalisti e reporter cambiano d’abito e si presentano sempre più spesso nelle strade vestiti in modo informale (jeans, t-shirt, scarpe da tennis). Nuove celebrità del mondo dello spettacolo nascono senza formazione accademica, senza scuola, senza competenza, e a loro volta provocano sempre di più, alla disperata ricerca dei famosi quindici minuti di gloria ben stigmatizzati da un genio del momento come Andy Wharol.

 

Il mondo mediatico e culturale, lungi dal proporsi d’informare o educare il “popolo”, preferisce provocarlo, accenderne i sentimenti più aggressivi, promuoverne le tentazioni più perverse. Chiunque può diventare famoso, a patto che trasgredisca e “buchi il video”.

 

Il Mondo B prende vita a sé stante, come una cittadella di personaggi eccentrici e surrettizi che, vagamente giustificati da dottrine di natura socialisteggiante, sono in realtà solo cialtroni narcisisti.

 

Una pletora di giornalisti, conduttori televisivi, pseudo-intellettuali, artisti di ogni tipo si afferma negli anni ’70 e sono ancora, più o meno, gli stessi che guidano il Quarto Potere e la Cultura di oggi.

 

Avendo a disposizione il megafono dei media, lo usano influenzando politici ed elettori, convincono il pubblico del loro essere Bocca della Verità.

Sono una minoranza lillipuziana ma i loro mantra entrano dappertutto tramite giornali, radio, televisione, cinema. Entrano anche nelle scuole e nelle Università, grazie al sistematico impoverimento formativo degli insegnanti, dal ’68 in poi sempre più sindacalizzati e sempre meno istruiti – spesso, anche sempre meno intelligenti -.

 

 

 

NARCISISMO DELLINFORMAZIONE E DELLA CULTURA

 

Tutta la mia generazione, quella del boom economico, e le generazioni successive, sono permeate dal pensiero di questo branco di narcisisti dellinformazione e della cultura: opinionisti da Bar Sport, cicisbei di partito, grezzoni da dopo-lavoro ferroviario, artisti, attori, attrici scostumati e volgari.

Il loro narcisismo diventa modello di riferimento anche per noi, giovani di allora e vecchi di oggi.

Gran parte della nostra coscienza accomoda sempre più spesso frasi fatte, slogan, semplificazioni emotive, piagnistei, buonismi, pietismi, provocazioni isteriche di questi personaggi auto-referenziali.

Condizionano i nostri processi decisionali, anche quando dobbiamo scegliere se sposarci o no, se accoppiarci o no, se corteggiare o no, se vantare meriti sul lavoro o no, se redarguire un collega o no, se rimproverare un figlio o no, se andare a messa o no, se leggere autori classici o no, insomma, se scegliere autonomamente oppure no.

 

A poco a poco, cominciamo ad ascoltarli, a tacere la nostra voce, a smettere di pensare con la nostra testa.

 

 

 

LIBERA INFORMAZIONE

 

Ora il Mondo B ha preso il comando sul “Mondo A”.

È un mondo fittizio e artificioso ma domina la nostra vita. E i suoi Titani lo sanno e ne se compiacciono, fantasticando un potere di seduzione illimitato ed eterno.

 

Ma il loro sogno è presto destinato ad infrangersi contro la diffusione di un nuovo tipo di comunicazione: Internet.

 

Il tipo d’informazione che nasce con la diffusione di Internet dal ’95 in poi ha natura molto diversa da quello praticato dal “Mondo B” fino ad allora. Di più, ne è spesso antagonista.

 

Innanzitutto si basa su una comunicazione di tipo trasversale, dove tutti possono interagire con tutti. Questo comporta lo smantellamento dellassunto di una comunicazione unidirezionale, dall’alto in basso, e dei suoi detentori.

Si tratta ironicamente di infrangere il vessillo autoritario di una casta dominante, come era successo esattamente negli anni ’60, con la differenza che allora si trattava di una lotta principalmente ideologica contro un Quarto Potere sostanzialmente colluso con l’alta-borghesia più conservatrice, oggi è la dissolvenza del potere di chi propone informazione che può venire smentita in tempo reale da altre fonti d’informazioni, più indipendenti e slegate da preconcetti di natura ideologica.

 

Naturalmente in Internet si può trovare di tutto e spesso e volentieri si trovano notizie e ricostruzioni di fatti false o manipolate. La differenza è che si trovano anche, appunto, fatti di cronaca e documentazione più facilmente verificabili.

 

La nascita e lo sviluppo dei social a metà circa degli anni zero, ha favorito questa democraticizzazione diretta dell’informazione, grazie a tecnologie che consentono di commentare sempre più velocemente qualsiasi tipo di dichiarazione o presa di posizione. Caso mai, si pone ora il problema se alcuni proprietari di questi spazi di divulgazione pubblica possano essere in qualche modo responsabili di controllo e manipolazione segreta, oppure di censura politica esplicita, di ciò che si scrive e si legge.

Anche se il problema sta assumendo dimensioni inquietanti (si pensi al monopolio di Mark Zuckerberg) ed è già stato soggetto di inchieste da parte delle autorità di controllo in molti Paesi (a cominciare dagli stessi USA), esso ha natura inevitabilmente auto-limitante in quanto può essere contenuto e neutralizzato in futuro dalla nascita e dal consolidamento di altri social. Al momento nel Mondo se ne registrano già mezza dozzina circa che raccolgono centinaia di milioni di utenti. Non esiste solo Facebook.

 

La seconda caratteristica di questa comunicazione è che è facilmente accessibile con un semplice portatile o un telefonino da qualsiasi parte del Mondo. Non richiede un ingombrante televisore, nemmeno la fatica di recarsi in edicola per comprare un giornale. Non inquina e lo spreco di energia elettrica è risibile.

Costa infine molto poco, in media pochi euro al mese di abbonamento, spesso è completamente gratuita in luoghi pubblici, mezzi di trasporto, hotel, aeroporti.

 

I “giornalisti che fanno informazione in Internet, che siano blogger affermati oppure semplici influencer, non costano nulla.

Le celebrità” di tastiera nascono, proliferano e campano o muoiono in tempi rapidissimi.

Sono milioni ogni giorno.

 

Trasversalità, multi-direzionalità, possibilità di critica e smentita istantanea, accessibilità, costi quasi azzerati sono le frecce micidiali che hanno colpito il tallone dei Titani del “Mondo B fin dall’inizio.

 

A poco a poco, la maggior parte della gente ha iniziato a distanziarsi dai loro mantra e negli ultimi anni il calo delle copie di giornali vendute è drammatico. È improbabile che troveremo ancora fogli stampati di quel tipo nelle nostre case tra una decina d’anni.

Il fenomeno sta ora attaccando anche il monopolio televisivo. Sempre meno sono i giovani che guardano la tv, diiventata ormai un trastullo per distrarre gli anziani.

 

Se i Titani del Mondo B” resistono ancora imperterriti come punti di riferimento per politici e intellettuali, è solo perché sono al momento ancora protetti da legislazioni lasse (da loro stessi volute negli anni ’70) sulla libertà dinformazione, dall’influenza dei partiti politici (anche questo concesso e autorizzato dalle legislazioni degli anni ’70, vedi caso lottizzazione della RAI), dalla tassazione pubblica (canone ecc.) che li mantiene, da inserzionisti che ancora pensano di usare i loro programmi o i loro giornali come veicoli pubblicitari (anche questo però sta rapidamente cambiando).

 

Il Pensiero Unico, il cosiddetto Politicamente Corretto, a cui molti di essi si sono uniformati negli ultimi vent’anni è unideologia sempre più scricchiolante sotto le spinte deflagranti del populismo che invece usa Internet come principale mezzo di comunicazione e informazione.

 

C’è oggi il paradosso dell’utente muto (non si può certamente interagire con un televisore) e questo è sempre più spesso anche l’elettore che tace in pubblico, per paura di essere perseguitato per opinioni politicamente scorrette, ma che poi in cabina elettorale vota vigorosamente contro questa gente.

 

Così, non solo i Titani del “Mondo B non sono più in grado di condizionare pensiero e volontà del loro pubblico ma nemmeno di capire come la pensi veramente, dato che proprio loro hanno fatto di tutto per evitarlo da decenni, illudendosi, nel loro delirio di potere, di essere diventati, appunto, la Bocca della Verità.

 

Sorprese come la Brexit, l’elezione di Trump, più recentemente, anche in Europa, i trionfi elettorali di esponenti politici populisti, spesso e volentieri ostracizzati e sbertucciati dai media liberal e globalisti del “Mondo B, sono esempi di come il loro potere sia giunto alla fine della parabola.

 

Questo vale anche per tutti le corti di nani, ballerine e celebrità varie che si erano accodati. Continuano a parlare e a strillare, ma sempre meno gente gli dà retta nel Mondo A.

 

E trattandosi spesso di persone poco umili, questi narcisi fioriti negli anni 60 faticano a prenderla bene.

 

Assistiamo così sempre più spesso alle vomitate di odio e disprezzo di pseudo-celebrità egocentriche, ignorantissime e al tempo stesso spaventosamente conformiste e indispensabili al perpetuarsi del potere delle élite di un tempo andato.

Menestrelli grotteschi di corti che furono.

Un Mondo in irreversibile e drammatico declino che loro sentono crollare su di sé, senza capire perché, senza sapere dove correre a rifugiarsi, senza un minimo di dignità. Piccoli re nudi, gelatinosi e tremolanti, destinati a essere travolti dal più brutale bulldozer che mai possano temere: quello dell’OBLIO.

 

Come nel romanzo Il Ritratto di Dorian Gray, di Oscar Wilde, alla fine i nodi vengono al pettine e il Demonio chiede il prezzo del patto scellerato che avevano fatto credendo di assicurarsi l’eterna giovinezza e il godimento senza freni di ogni tipo di libertà.

Il quadro ora gli rivela con assoluta crudeltà quello che veramente sono e forse sono sempre stati. La parte più disgustosa e patetica, di anime vendute al mito della trasgressione come garanzia di successo perenne.

 

Incatenati per una vita ad un abbaglio che ora sta per dissolversi, svelando l’abisso che mai la loro debole coscienza voleva guardare in faccia.

Ora che i riflettori cominciano a spegnersi e si trovano soli e desolatamente abbandonati dai famelici figli e nipoti di quella stessa volontà trasgressiva che per anni essi stessi avevano cavalcato, darebbero più di un cavallo per il loro regno perduto come nell’atto finale del Riccardo III di Shakespeare.

Ma non hanno più nemmeno quello. Gli è rimasto nelle mani solo lo specchio infranto di un volto goffo e ripugnante, come è quello di chi arriva alla fine della parabola della Vanità.

E un silenzio che avanza sempre più angosciante e straziante.

Prima di pietrificarsi definitivamente come statue di sale come accadde alla povera moglie di Lot.

 

Abbiatene compassione e non volgete lo sguardo verso di loro. Già scontano la pena più dolorosa prima ancora di essere morti per sempre.

 

Così cadono i Titani del “Mondo B, con tutte le loro menzogne.

 

E così torna a galla la Verità del Mondo A.

 

 

 

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SPECIALE   lugio/agosto 2019, “Mondo A” E “Mondo B”. La caduta dei Titani del mondo mediatico

 

 

 

 

GIOVANNI DALLA VALLE
Sono un medico-psichiatra naturalizzato scozzese, scrittore di romanzi e appassionato di filosofia dell’etica, antropologia sociale e politica globale. Nel 2014 ho fondato Venetian Ambassadors, associazione non-profit internazionale retta da imprenditori e intellettuali che si dedicano alla diffusione della cultura veneta nel Mondo. Ho esordito come scrittore nel con il romanzo di fantascienza B@bylon Apocalypse e sono autore di The Ruby Cross pubblicato negli USA. Sono membro della Society of Authors.
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