Viaggio nella Città dei Marchi

 

Città dei Martiri, Otranto è un profumo bianco

illuminato da contaminazioni orientali: un biancomangiare indorato dal color mandorla del tufo, affondato ed eroso da vento, spruzzato dalla salsedine.

Il gusto di Otranto è tutto nelle sue allusioni olfattive, nelle visioni bizantine. Una città tagliata dalla luce, offerta sul piatto di pietra del suo enigma musivo. Otranto è un viaggio sperimentale tutto individuale, un frutto del bene e del male che confonde e fa impazzire la lingua. Lì dove tutto smette di significare qualcosa e tutto assume una pluralità di senso. Lì dove il senso si smargina, il tatto si scioglie, l’occhio diventa liquido fino a confondere il confine delle cose.

Il corpo concreto della Città sedimenta una stratificazione memoriale.

Otranto è un pensiero universale, un’idea che non comunica con un linguaggio definito. Si spande con capacità penetrativa in tutta la realtà.

Otranto si coglie con le intuizioni, con le illuminazioni, quasi con un codice pre-culturale. Così ogni viaggiatore può identificare la propria storia nella memoria collettiva. L’esperienza della luce, cara ai Basiliani, succhiava linfa al sentimento panico di origine greca. Di tutto questo rimane ben altro di “panico” che coglie il viaggiatore nell’addentrarsi nel Centro Storico della Città dei Martiri, o dei Marchi.

Un gazebo collocato a Largo Porta Alfonsina, ingresso del centro storico, pubblicizza una nota marca di aspirapolvere. Poco distante un’altra piccola “casba” pubblicitaria: un marchio di sigarette elettroniche. Se ci spostiamo verso la villa comunale ancora due ingombranti gonfiabili che meglio starebbero all’interno di qualche centro commerciale all’ingrosso.

Insomma, una longevità della reputazione della Città messa a dura prova da sponsorizzazioni che non rientrano affatto nel “metro” della condivisione di valori della città.

Sacrificare in questo modo gli aspetti culturali, emotivi e comunicativi per gli obiettivi puramente finanziari significa rompere irrimediabilmente il “canovaccio” simbolico tramite cui il turista e il cittadino stesso si orientano nei valori della città.

Se proprio vogliamo parlare di profitto si sappia che l’incasso facile inficia però la continuità dello stesso garantito dal valore del “marchio” Otranto sul mercato turistico. L’immagine di Otranto non è quella che noi ricordiamo che sia ma anche quella che “appare”, e ciò che appare corrisponde alla percezione che il turista o cliente ha della città stessa. Ciò che “appare” include tutto, compresi architettura, arredi e lifestyle.

Bisogna fare molta attenzione alle distonie o alle modifiche di immagine perché incidono profondamente sulla realtà.

Una realtà che peraltro comunicava benissimo da sé attraverso la forza attrattiva della propria bellezza.

Al momento Otranto presenta troppe “immagini” di sé veicolate mediante sponsorizzazioni pubblicitarie in luoghi strategici e che entrano in conflitto con la sua “immagine” sedimentata. Non diciamo no alle sponsorizzazioni, ma che siano almeno capaci di incentivare il legame affettivo e fiduciario con il territorio, offrendo riferimenti utili per orientare turista e cittadino alla scoperta della città in modo dialogante e creativo.

La creatività è l’ingrediente migliore per cucinare quel biancomangiare alla mandorla che è Otranto. Probabilmente le cucine amministrative ne sono sguarnite perché della mandorla stiamo gustando solo la buccia amara.

 

 

 

IMMAGINE

Brand in the city, foto scattata da Claudio Giannetta, Otranto 2019. Editing Media Emporia.

EUGENIA TONI
Da Bisanzio alla Comunicazione Strategica.
Articolo creato 10

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto