Abbiamo fatto Trenta, facciamo trentuno! Il ruolo delle ONG nelle pubblicazioni del Ministro della Difesa

Dal giorno della sua nomina,

il Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, si è distinta per opacità e basso profilo comunicativo.

Chi fosse, molti lo ignoravano – perfino tra gli addetti ai lavori, che si sono ritrovati come Ministro una seconda fila del mondo che gravita attorno alle tematiche di difesa e sicurezza-.

Altrettanto ignorata sotto il profilo politico dai Partiti di coalizione governativi, ed in particolare il M5S, partito in cui era stata candidata ma non era stata eletta nel corso delle ultime elezioni politiche, per i quali i temi di sicurezza nazionale ed internazionale erano liquidati in poche righe nel loro programma di governo.

In realtà Elisabetta Trenta può a pieno titolo ritenersi esponente di quel Deep State che detta i tempi ed i modi decisionali nelle dinamiche delle politiche di difesa.

Infatti, elemento sintomatico del ruolo che potremmo tradurre per i non addetti ai lavori di “influencer” per le figure apicali di Via XX Settembre, è costituito dal suo interessante contributo L’utilizzo duale della capacità della difesa per scopi non militari, in cui lucidamente viene teorizzata l’evoluzione del concetto di difesa in Italia, dalla riforma Martino, passando per il libro bianco per la difesa coi suoi aggiornamenti, fino ad approdare al tema centrale della sua produzione scientifica.

Ossia che il futuro delle politiche di sicurezza internazionale passerà inevitabilmente da un coinvolgimento di attori non necessariamente statali, che stanno anzi assumendo particolare rilievo e che sempre maggiore rilievo assumeranno nell’ambito delle tematiche internazionali.

Un processo in realtà già in atto, ma che è stato compiutamente oggetto di riflessione, rimarcandone i profili più eminentemente politici, nel precedente contributo pubblicato dalla Trenta, che fa riferimento alle cosiddette Guerre per procura.

In quest’ultima ricerca, l’attuale Ministro della Difesa fa intendere che i nuovi protagonisti negli scenari mondiali non sono solo le entità statali, ma anche quegli attori internazionali, dalla natura ibrida o spiccatamente privatistica, che stanno progressivamente sottraendo sovranità militare agli stati, aiutati altresì dallo sviluppo delle tecnologie informatiche e dalle forme di guerra ibrida che vengono condotte su più piani, da quello della comunicazione, a quella della cybersicurezza, passando ovviamente dalle pressioni finanziarie e normative.

Dinanzi alla complessità di un mondo multipolare sempre più disaggregato, appare sempre più sfumato il centro decisionale che possa definirsi interlocutore della politica, democraticamente legittimata, a cui attribuire la titolarità delle scelte delle politiche di difesa. In altri termini le politiche di difesa sfuggiranno del tutto al controllo della politica degli Stati. Tale discorso assume poi connotazioni del tutto inedite in riferimento al cosiddetto metodo Casaleggio di Democrazia diretta, in cui una cerchia ristretta di utenti del tutto ignari e digiuni di una qualsiasi formazione di base nei temi specifici, verrebbero chiamati a pronunciarsi su questioni di interesse strategico, come l’acquisto degli F35 oppure come il rifinanziamento delle missioni all’Estero.

Avrebbero dovuto avere, quegli elettori, gli occhi aperti già nel momento in cui si è palesata una gestione del tutto informale ed inadeguata dei protocolli comportamentali della Difesa, con un Ministro che non disdegna atteggiamenti e dressing code volutamente confidenziali, anche a discapito della dignità delle divise coinvolte nelle manifestazioni organizzate dal Ministero, coi soldati ridotti ad avventori di fiere paesane in cui il Ministro della Difesa funge da banditore o da ospite speciale.

Tale gestione che potrebbe far storcere il naso ai rigoristi dell’etica militare, ha una ragione politica precisa, una false flag, volta a sviare i propri elettori, impegnati a considerare l’estraneità da codici comportamentale da parte del Ministro, spesso antitetici al modo con cui l’elettorato del M5S intende le istituzioni, per mascherare scelte di politica militare e precise dottrine multidimensionali, che il Ministro trenta ha dimostrato di conoscere e padroneggiare.

A riscontro di ciò è l’improvvisa riemersione del Ministro della Difesa dalla zona grigia del Governo Conte in occasione delle vicende delle ONG coinvolte nel traffico illegale di immigrati, che tentano di introdursi non più clandestinamente, ma sfacciatamente, nel dibattito politico italiano, quasi dettando i tempi di questa crisi politica di cui la Trenta appare essere una delle protagoniste più attive.

Innegabile è l’atteggiamento del tutto accondiscendente del Ministro della Difesa nei confronti di proprio di quelle ONG oggetto dei suoi studi.

D’altra parte il Ministro Trenta, si è assicurata l’efficienza della macchina burocratica ministeriale con la nomina in un posto delicatissimo come il Segretariato Generale del Ministero della Difesa di un militare cauto e capace come il gen. Nicolò Falasperna, dimostrando anche di sapersi muovere benissimo tra la pletora di Generali sulla strada del pensionamento che intendono concludere la carriera in modo prestigioso, prediligendo a nomine dettate da ragioni di politica militare la nomina di un esperto organizzatore, un logista di rara competenza tecnica.

Tali accorgimenti sono stati predisposti al fine di coprire quanto già compiutamente analizzato nelle pubblicazioni del Ministro della Difesa, in cui le ONG assumono un ruolo particolarissimo, essendo dotate di una capacità non soltanto di moral suasion, ma anche di una sorta di potestà diplomatica parallela, attori imprescindibili degli scenari futuri in cui saranno configurabili guerre per procura condotte adottando metodologie eterodosse.

Al di là delle due interessanti pubblicazioni, entrambe commissionate dal CEMISS, emerge la piena consapevolezza del Ministro delle sue azioni, smentendo quanti ne dichiarano l’inadeguatezza e la inconsistenza.

Ciò potrebbe anche essere prodromo di una candidatura della Trenta per i Cinque Stelle per le prossime elezioni del Presidente della Repubblica, ricoprendo la stessa un particolare e delicato ruolo istituzionale e segnando la corrispondenza con i profili ideali di un Candidato che potrebbe andare bene anche ad altre forze politiche, avendo la stessa iniziato i primi passi a destra (col CCD) e ripercorso nei suoi approfondimenti scientifici temi e tracce semantiche care a quella sinistra che non disdegna di trattare delle questioni militari… si tratta al momento solo di chiacchiere da Bar, anzi da Bouvette, ma non si escludono sorprese.

Probabilmente il particolare attivismo della Trenta nell’attuale crisi politica, contemporanea all’emergenza immigrazione connessa esclusivamente all’attività delle ONG, deve essere spiegato più che dalle ambizioni politiche della Trenta o dal risentimento verso l’ingombrante collega Ministro dell’Interno, in virtù del curriculum scientifico dell’attuale Ministro della Difesa, e della sua linea ideologica, che come sempre trapela pur con uno sforzo titanico di scientificità, da qualsiasi testo con tale e tanta incidenza in scelte così delicate.

Si farà prima o poi un trentuno, ossia il progressivo svuotamento della politica, ammantato da un populismo antipolitico tanto pernicioso quanto miserabile, di ogni possibilità decisoria, demando la sovranità a quei protagonisti internazionali che possono compiere scelte anche in totale conflitto di interessi con le popolazioni, bypassando così qualsiasi legittimazione democratica.

I temi di politica e di sicurezza internazionale sono sempre le cartine di tornasole di un qualcosa di molto più grosso che sta covando nelle viscere più sordide della politica mondiale, centri decisionali del tutto svincolati dalla volontà delle maggioranze, e composte da tecnici, tecnocrati che decidono cosa è giusto e cosa è ingiusto, cosa è eticamente presentabile e cosa no.

La postdemocrazia multipolare passa anche da questo.

 

 

 

IMMAGINE

92^ Adunata nazionale Alpini, fonte foto.

VINCENZO SCARPELLO
Laurea in Economia e in Giurisprudenza, specializzato in Scienze delle Migrazioni e Giornalismo internazionale in ambiente di conflitto armato. Da sempre studio il male, nella sua essenza archetipica e nelle sue estrinsecazioni sociali, dal diritto penale alla storia militare, dalle dinamiche dei conflitti a quelle delle armi. Cattolico praticante, nonostante gli attuali papisti. Mi divido tra la professione di Avvocato e la scrittura di saggi storici e metastorici.
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