L’Umanità in pericolo

 

Gira in rete un video,

di una ragazzina che si definisce “poliamorosa”, nel quale la stessa afferma di ritenere superata la coppia tradizionale, e in cui descrive le gioie di avere più amori e partner in contemporanea, come segno di liberazione dagli stereotipi.

FREEDA – JUST ASK POLIAMORE 

Dal canto loro, i promotori delle teorie gender arrivano a identificare come naturali e insite nell’individuo, cinquantatré tipi diversi di preferenze sessuali.

In un paese nordico è nato un partito politico che considera la pedofilia una normale attitudine affettiva.

In un altro paese nordico (eppure si pensava fosse il sole a dare alla testa, semmai…) un quotidiano intervista come fosse un fatto normale una donna che afferma di essersi sposata con il suo cane, sostenendo che il matrimonio tra esseri umani e animali deve ottenere pari dignità perché può essere assai più soddisfacente di quello tra soli esseri umani.

Nel frattempo, in Italia, un filosofo invitato ovunque sostiene che è oramai venuto il tempo di riconoscere dei diritti ai robot, in quanto sempre più simili all’uomo.

Da un programma della RAI apprendiamo inoltre che una ricercatrice italiana laureata ad Harvard propone l’uso di scosse elettriche per eliminare gli stereotipi di genere: un progetto che nemmeno gli scienziati di Hitler avevano saputo ipotizzare, anche se quelli scampati a Norimberga e accolti negli Stati Uniti avevano poi contribuito a sviluppare il progetto di controllo mentale MK-Ultra tramite LSD, mantenuto attivo dalla CIA dal 1953 al 1964 (1). Nel 2019 una ricercatrice in forza all’Istituto Italiano di Tecnologia propone la sua lucida follia come un progetto del tutto innovativo. (2)

Si potrebbe continuare con questo elenco dell’assurdo.

Ma è sufficiente per rilevare che siamo in piena Finestra di Overton, quel meccanismo di ingegneria sociale in base al quale, passando attraverso sei gradi, comportamenti un tempo ritenuti aberranti e proibiti, pian piano diventano prima accettati e poi liberamente promossi, persino nelle scuole primarie (tramite i corsi di teoria gender, ad esempio).

Cui prodest?

Cosa hanno in comune questi approcci alla vita che a molti sembrano un segno di generale impazzimento, mentre per altri sono la bandiera della liberazione dai pregiudizi?

I movimenti di liberazione sessuale, dietro il vessillo della più che corretta parità di genere, promuovono con sempre maggiore aggressività un potente attacco a tutti i principi e retaggi di una tradizione che hanno regolato da millenni la vita della famiglia umana.

Gli appassionati della singolarità sono costantemente ispirati da un riduzionismo in base al quale ritengono di poter serenamente affermare che il cervello non è altro che una macchina molto complessa.

Cosa hanno in comune questi due movimenti di pensiero, e perché sono promossi con tanta insistenza ed enormi risorse da grandi multinazionali e dai nuovi padroni del mondo digitale?

Il primo mira a creare una massa di esseri privi di tradizioni, senza più identità né culturale né sessuale, unicamente in balia dei propri istinti.

I secondi mirano alla sempre maggiore ibridazione tra uomo e robot, così da poter dominare sempre più facilmente una massa di individui- macchina facilmente controllabili tramite algoritmi e Intelligenza Artificiale.

Il tutto avviene grazie all’introduzione e all’imposizione di una neo-lingua creata con progressive torsioni dei significati delle parole, persino mutuate dalle religioni: senza più memoria né tradizione, con una lingua ispirata ad un pensiero unico ribadito ad oltranza dalla scuola e dai media tradizionali e digitali, sta crescendo un popolo che pare uscito dritto dritto dalle previsioni distopiche di Orwell con quarant’anni di ritardo. “Il 1984 avrebbe dovuto intitolarlo 2024” sostiene senza mezzi termini il Prof. Federico Faggin, il fisico cui dobbiamo l’invenzione del microchip e quindi di fatto il progresso dell’informatica moderna.

Stiamo quindi correndo un grandissimo pericolo, perché sotto l’urto di queste ideologie promosse per puro interesse egemonico ed economico, lo stesso concetto di umanità come è stato concepito fino ad oggi è a grave rischio.

Data la potenza e le risorse di coloro che stanno dettando l’agenda sembra non ci possa essere più nulla da fare.

E invece sì.

Chi tiene ancora ad un umanesimo integrale che sappia distinguere i mezzi dai fini, le macchine dal pensiero, le leggi di natura dalle aberrazioni, non può che impegnarsi in un movimento di nuova resistenza in grado di opporsi, nella scuola innanzitutto e poi nella società civile, a questo devastante progetto di costruzione di un’umanità robotizzata e di fatto decerebrata, e con un solo pensiero unico “politically correct” in testa.

 

 

 

NOTE

(1) Per approfondire:LSD: un acido che ha fatto la storia – Strani esperimenti Francesco Milano, Saperescienza.it; Project MKUltra, the Cia’s Program of Research in Behavioral Modification, The New York Times, U.S. Government Printing Office, 08 agosto 1977.

(2)  La stimolazione cerebrale non invasiva contro pregiudizi e stereotipi sociali, a cura di M. Marini, ricercatrice IIT, Huffpost 16 agosto 2019;  Una scarica elettrica per renderci pro accoglienza, Michael Sfaradi sul blog di Nicola Porro.

 

CONSIGLI DI LETTURA

George Orwell, 1984

 

VIDEO

Brian di Nazareth, Monty Python 1979, regia di Terry Jones.

ALBERTO CONTRI
Da cinquant’anni in comunicazione, sono stato ai vertici di multinazionali della pubblicità e di istituzioni del settore: presidente dell’Associazione Italiana Agenzie di Pubblicità, della Federazione Italiana della Comunicazione, unico italiano mai cooptato nel Board della European Association of Advertising Agencies. Sono stato consigliere della RAI, A.D. di Rainet, presidente e D.G. della Lombardia Film Commission. Presiedo dal 1999 a titolo gratuito la Fondazione Pubblicità Progresso, che ho trasformato in un Centro Permanente di Formazione alla Comunicazione Sociale, con un Network (Athena) di oltre 100 docenti di 85 Facoltà e Master. Insegno Comunicazione Sociale presso la IULM di Milano. Libri: A. Contri, “McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale.” (Bollati Boringhieri - 2017) A. Contri, “Comunicazione sociale e media digitali” (Carocci -2018).
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