Il “Lavoro” ai tempi nostri. Contesti distopici, fra retorica e semplificazioni

 

Archiviata la tormentata esperienza giallo-verde,

ecco che il novello ircocervo (giallo-rosso) si appresta a cingere il timone del “vascello Italia” per condurlo verso nuovi e articolati orizzonti.

Senza voler ripercorrere la genesi della nuova maggioranza, è sufficiente dire che, anche in questa occasione, il tema Lavoro resta, inevitabilmente, al centro dell’agenda politica, essendo tutt’ora in cantiere, fra gli altri, temi quali il salario minimo e la riduzione del cuneo fiscale.

Tuttavia, per farsi un’idea più chiara su ciò che verrà e su cosa sarebbe opportuno fare, appare utile compiere una breve summa, senza “scontare” troppe semplificazioni, su quello che accade, nel mondo, intorno a un vocabolo tanto edificante quale è il Lavoro.

Innanzitutto, occorre muovere da un fatto innegabile ossia che questi sono, dati alla mano, i tempi di una grave, gravissima questione salariale e, di conseguenza, come emerge chiaramente dall’ultimo rapporto Inps1, di una pericolosa sperequazione sociale.

Nel caso Italiano, una “carezza” va comunque agli imprenditori che, purtroppo, in termini di produttività, arrancano e crescono ancor meno intensamente delle flebili tendenze retributive.

Tanto che in questa esasperata situazione, dove né impresa (specialmente medio-piccola) né lavoratori riescono a guadagnare, proprio coloro che, probabilmente, ne sono almeno concausa, si sono sentiti in dovere di fare – retorica – abiura.

Infatti, proprio di recente, dall’esclusivo club della Business Roundtable, “gente” come AmazonJP Morgan, Bank of America, Apple, Goldman Sach etc. sembra essersi accorta che perseguire l’unico Dio Dividendo (shareholder primacy), possa anche rivelarsi una visione dannosa per la restante parte della collettività ossia, giusto per ricordarlo, quell’insieme di soggetti, lavoratori e annesse famiglie che, forse, sono altrettanto meritevoli di una degna distribuzione della ricchezza, peraltro, da loro stessi prodotta.

Insomma, se non fosse per il fatto che le medesime multinazionali conservano l’interesse a mantenere l’ordine costituito ossia un mercato globale, fondato sulla finanza e il diffondersi di una c.d. economia uberizzata2 di cui sono padri putativi, ci sarebbero tutti i presupposti per aspettarsi un futuro migliore.

Già, perché oltre alla scarsa remunerazione, l’avvenire tecnologico porta con sé effetti, sempre più diffusi, anche sulle concrete modalità di esecuzione della prestazione lavorativa, potendo considerare queste implicazioni alla stregua di un nuovo “modo d’essere” del rapporto intercorrente fra datore e lavoratore.

Invero, sebbene una ricercatutt’ora in corso – del MIT, sembra ridimensionarne i timori, almeno per quanto concerne il profilo occupazionale, risulta già oggi manifesto l’impatto che robot, co-robot, algoritmi e IA stanno avendo nel contesto produttivo, alimentando dibattiti su emergenti rischi psico-fisici3, pericoli di alienazione, proliferazione del concetto reificato del Lavoro e nuove frontiere di sfruttamento.

Proprio quei fenomeni che, in attesa del latente intervento legislativo, la magistratura, unico efficace potere – quello giudiziario – rimasto agli Stati, tenta, con difficoltà, di reprimere, vedi l’inchiesta milanese sugli ormai noti ciclo-fattorini (rider) del food delivery.

In conclusione, anche se in un tale distopico contesto, tutte le azioni a tutela del Lavoro, quelle intraprese (decreto dignità, reddito di cittadinanza) e quelle in progetto (salario minimo, tutele rider), godono di presuntiva bontà, alcuna logica applicativa che scansa le complessità degli argomenti e fa proprie le esigenze di schiettezza e semplificazione delle moderne scienze della comunicazione può essere ammessa.

I nuovi  naviganti sono avvisati: il Lavoro ai tempi nostri non è affare semplice e, dunque, nemmeno le soluzioni possono esserle.

 

 

 

NOTE

1 INPS XVIII Rapporto Annuale – Parte III Distribuzione personale e funzionale del reddito: Il Caso Italiano

2 Uberizzazione s. f. 1. Trasformazione di servizi e prestazioni lavorative continuativi, propri dell’economia tradizionale, in attività svolte soltanto su richiesta del consumatore o cliente. Treccani

3 Le nuove tecnologie digitali: dall’Industry 4.0 al Safety 4.0. B, Andrea Tundo, Bollettino Adapt n. 3 2019

FEDERICO AVANZI
Consulente del Lavoro, sono appassionato di diritto del lavoro e orientato alla gestione di fattispecie legali e contrattuali complesse. Esercito la professione fornendo assistenza specializzata in favore, indistintamente, di aziende e lavoratori, anche attraverso l’ausilio di studio legale, con cui collaboro stabilmente. Sono delegato alle relazioni industriali per l’Emilia Romagna per conto di Confapindustria. Faccio attività di formazione e pubblicazione. Sono autore del blog Lavoro e Consapevolezza, che è anche su Facebook. https://www.facebook.com/lavoroeconsapevolezza
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