Angeli come fiumi

Ad locum, unde exeunt, flumina revertuntur, ut iterum fluant

(Eccle 1,7).

 

Gli angeli, presenze spirituali comuni alla tradizione religiosa ebraica e cristiana, sono gli elementi di unione tra l’umano e il divino.

Sono individuati, nella Gerarchia celeste di Alberto Magno, come fiumi che tornano al luogo da cui sono venuti per poi scorrere nuovamente, in un ciclo continuo e costante.

Scrive Edith Stein che gli Angeli sono messaggeri di Dio, inviati a portare la luce divina nella creazione.

Gli angeli sono intermediari di Dio nelle rivelazioni trasmesse all’uomo, in quanto sue prime creature spirituali e illuminate.

I puri spiriti sono come raggi attraverso i quali la luce eterna si comunica alla creazione.

Non è un caso, se si osserva bene, che le raffigurazioni degli spiriti angelici adorni le vetrate delle chiese, in particolari quelle delle cattedrali gotiche. Gli Angeli, e i Santi, sono coloro attraverso i quali la luce divina passa all’uomo, all’interno della sua anima.

La comunicazione mediata dagli angeli è di tipo metaforico, secondo la Stein, perché essa ha lo scopo, attraverso l’uso del simbolismo, di sottrarre il sacro allo sguardo profano e rivelarlo a coloro i quali abbiano la necessaria acutezza mentale e la capacità di cogliere delle semplici verità, senza la fallace sovrapposizione dello sguardo umano.

La differenza tra angeli e uomini, Edith Stein la ravvede nel diverso grado dello spirito: “l puro spirito riceve la sua essenza come forma definita, e la sviluppa nella sua vita, senza cambiarvi nulla. L’anima deve dapprima arrivare al possesso della sua essenza e la sua vita è la via per giungere a questo”.

Romano Guardini dimostra l’esistenza degli angeli attraverso un ragionamento basato sull’evidenza dei testi sacri. Scrive, infatti: “se persone di un certo rango religioso, come i maestri dell’Antico e del Nuovo Testamento, per non dire di Gesù stesso, parlano degli angeli, lo fanno per la semplice ragione che gli angeli esistono. Lo hanno esperimentato e questa esperienza attesta la realtà; allo stesso modo che un discorso sulle aquile si basa sul fatto che la gente ha visto delle aquile con i propri occhi. Suona molto strano che un dotto del XIX o XX sec. che forse non ha mai fatto personalmente vere esperienze religiose, né sta nell’autentica tradizione religiosa, voglia giudicare che cosa significa quando la Genesi o Isaia o Gesù stesso parlano di angeli”.

Di fronte alla melliflua descrizione ottocentesca della figura angelica, Guardini oppone l’immagine dell’angelo come spirito di fuoco, potenza spirituale fragorosa e incandescente, mostrando indignazione nei confronti della sfigurazione operata dalle illustrazioni che reputa sfiorino la caricatura.

Un elemento interessante dell’angelologia è di riconoscere l’esistenza degli angeli delle Nazioni. Essi sono posti a protezione dei popoli, ma non possono intervenire nel libero arbitrio degli stessi.

Per questo Walter Benjamin, nel suo Angelus Novus, scrive: “c’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta”.

I popoli, così come gli individui, sono e rimangono liberi.

L’angelo non ha in alcun modo il diritto di limitare il loro libero arbitrio.

Come scrive Marcello Stanzione, ogni popolo, pertanto, può rifiutare la tutela angelica buona e, di contro, “lasciarsi tentare dalle pulsioni infernali e ingannare dagli spiriti territoriali malvagi“.
Nascere in una nazione, come parte di un popolo specifico, ha dunque un significato per ciascuno di noi.

E, forse, sarebbe opportuno rendersene conto.

 

 

 

IMMAGINE

Angels from Manla, Barbara Licha, scultrice e pittrice australiana. Fonte 

 

INVITO ALLA LETTURA

W. Benjamin, Angelus Novus, EinaudiR. Guardini, L’ angelo tra religioni e Bibbia;  E. Stein, Essere finito e Essere eterno. Per un’elevazione al senso dell’essere ed. Città Nuova

ROBERTA FIDANZIA
Studio, leggo, scrivo.
Articolo creato 13

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