Covid19. Perché le donne e i bambini pagheranno il conto più salato

Non voglio demonizzare il Governo Conte per il dirigismo da Soviet supremo di casa nostra, con cui ci governa a colpi di DPCM, mai avallati dal Parlamento stesso.

D’altra parte, che colpa ha il Premier, è un politico o un leader o un economista o un imprenditore illuminato? No, è un notaio al servizio di una improbabile coalizione.

Si sa che in guerra, e questa è una guerra con morti e feriti, si fa quel che si può.

Il problema sono gli effetti che ne derivano.

Un vero e proprio passo indietro di quello che è il valore e l’apporto dell’universo femminile alla nostra società, nel mondo del lavoro, nella politica, nelle professioni sempre più arricchite dalle donne. 

Il Governo Conte, infatti, ha aperto sì la fase uno e mezzo permettendo a molti dal 4 maggio, di tornare al lavoro a partire dagli  asset industriali più legati alle esportazioni.

Non fosse che nel mezzo ci sono tante famiglie che, per tornare a lavorare, hanno bisogno del supporto degli asili o della scuola proprio nel momento in cui scuole e asili sono chiusi almeno fino a settembre.

Se non oltre, come dice il Governo. Come gestire i figli, soprattutto quelli più piccoli, quando i nonni sono o troppo lontani o troppo vecchi o prudenzialmente rinchiusi in una quarantena senza limiti di tempo?

Il problema è che in questi decenni la capacità di spesa del ceto medio, il cosiddetto elettorato moderato, è scesa al punto che non solo sono necessari due stipendi per vivere, ma anche con quelli si fa fatica ad arrivare a fine mese. Figuriamo potersi permettere baby sitter o personale di servizio per il tempo necessario.

Tutta colpa d’una finanziarizzazione dell’economia in cui la finanza globale la fa da padrona rispetto a distretti nazionali dove nessuno difende più il valore (aggiunto) del lavoro, inclusi sindacato e partiti progressisti che oramai hanno perso completamente il senso del nostro popolo, persi dietro un mondialismo economico senza più valori. 

E allora?

Allora, dovendo scegliere tra padre e madre, sarà sicuramente la madre, cioè la donna, a dover restare a casa e accudirli lei, i figli.

E così ripiombare in quel limbo di dipendenza economica e psicologica in cui ritornano stereotipi arcaici di cui è permeata tanta parte della nostra società. Cosa che non solo non risolve il problema del 27 o addirittura del 15 del mese, ma, soprattutto, la ricaccia in quel ruolo in cui la consapevolezza di una parità con l’uomo dovrebbe averla ormai liberata.

Non ho certo l’intenzione di demonizzare un ruolo addirittura sacrale e in cui sono vissuto, legato a quello che per le culture Mediterranee è il mistero della nascita e della creazione del nucleo principe della società occidentale, la famiglia. Ma insomma, oggi  reparti neonatali, assistenza post parto e asili nido sono la norma e hanno modificato ruolo e percezione dell’ angelo del focolare.

L’essenza e la presenza della madre per lo sviluppo del bambino fino all’età adulta è così essenziale che certi eccessi di affidamento extra-domestico sono altrettanto pericolosi quanto gli eccessi d’un mammismo troppo prolungato.

L’assurdo di questo ritorno al futuro consiste però nel fatto che può accadere, magari senza volerlo né cercarlo, in concomitanza col Governo più a sinistra che l’Italia abbia mai avuto.

Quell’Italia antifascista e resistenziale che promette migliaia di miliardi di debito piuttosto che due soldi a fondo perduto a partite IVA e imprese e poi si dimentica della famiglia, cioè delle donne, costrette dalle circostanze a chiudersi in casa.

Con un implicito invito ai giovani d’oggi e futuri a non far figli perché troppo rischioso, troppo pericoloso, troppo oneroso per un vivere quotidiano cui conviene il menage da single.

Che fa ancor più fino perché, insomma, a cosa servono i figli a un’umanità protesa verso un effimero fatto di chiacchiere e apparenza?

Invece di “chiacchiere e distintivo” il Governo, le Regioni o le Amministrazioni Comunali potrebbero investire qualche miliardo o qualche milione, o in ambito locale qualche soldo non sarebbe male per un contributo a fondo perduto e un Piano di Innovazione per la promozione di un welfare aziendale e di nuove forme di organizzazione del lavoro

Con la finalità di favorire l’adozione, da parte delle imprese e delle professioni che possono farlo, di modelli di organizzazione del lavoro improntati al telelavoro o allo smart working.

Un piano di innovazione cosiddetto family friendly nelle PMI, destinato al miglioramento sia della produttività aziendale sia alla conciliazione vita lavoro, favorendo in questo modo la valorizzazione della figura femminile e le necessità della famiglia.

IMMAGINE

Second Wind, Photo Credit Simone Bossi. Allusione, delicatezza, ricerca della forma essenziale.

BONFIGLIO MARIOTTI
Sono nato in Romagna, da non confondere con l’Emilia. Il 29 marzo del 1956. Era quasi primavera, ma il mese, si sa, è un po’ pazzo e c’erano due metri di neve: è cominciata così la mia vita. Non ho capito bene la differenza fra imprenditori e industriali, ma è da quella parte che sto. Chairman e founder di Bluenext, azienda di informatica che sta a Rimini e fa software gestionale per commercialisti e imprese. Presiedo Assosoftware, la nostra associazione in Confindustria.
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