Ed è da là che tu canti

Nove anni inutili, 9 anni, Pierpaolo, capisci? Sacrifici inutili per nove anni.

Gli ho dato tutto, tutto (A Onassis). Mi ascolti? Che fai, Pierpaolo? Uh ma che davvero mi dipingi così, sui foglietti col pennino zuppo di acqua di mare e… Che è questo odore? Sa di fiori… Per carità Pierpaolo, ho i bigodini in testa, che mi vuoi male per disegnarmi così?”

Sei bellissima, Maria, grande e antica come la morale che ti porti dentro. Io ti immagino. Non muoverti troppo, vedi? Sto definendo gli occhi. I tuoi occhi sono già mobili, e tremano, ora non mi tremare tutta quanta”.

Maria si voltò sciogliendo i bigodini, uno alla volta, con la lentezza drammatica e ieratica di chi si prepara all’atto ultimo di una domanda. “Eh” -disse sarcastica- “ci hanno provato a farmi ragazza di città, ma il mio accento, il mio essere tanto grande e ingombrante poi, vedi, Pierpaolo, escono fuori, sempre, sempre.”

E dicendo così alzò la gola verso un punto del soffitto, gettandosi  indietro e nel cadere, ridendo, su di un letto sfatto, quasi scomparve nella massa morbida dei capelli, dei vestiti, della risata.

Poi si voltò, ansimando, arresa e in attesa.

“Ma è la Grecia che ti porti dentro nelle ossa e nella carne, Maria mia, agreste, istintiva e naturale. Eppure tanto ingenua. Tu non sei fatta per il cinismo di quest’epoca. Questo è un tempo cattivo, troppo cattivo. E tu sei fanciullina… Guardati! Scalza, trasparente eppure ingombrante. E questo tuo pieno, Maria, io non lo conosco… Mi è vuoto, ed impossibile. Tu canti e vuoi da un cosmo per me vuoto.”

“E invereconda!”  Esclamò, e si espanse con una risata viscerale

“Ma quest’epoca mi ha fatta, e qua devo stare! Parli proprio tu, Pierpaolo, con le tue passioni difficili… più moderne dei moderni! Tu, anche tu, sei infelice e nella tua intelligenza sei violento e irriconoscente.”

“Ecco.” E si rialzò, pronta all’uscita di scena.

“Mi vuoi transumanato, Maria…”

Ti voglio che… Bugiardo, ti vorrei, per una volta.” E gli sorrise, beata, e tremando.

“Pierpà…” E si guardò, allo specchio, decisa e folgorata.

Dimmi fanciullina”. E spremette sulle labbra di Maria dipinta succo d’uva mescolato ad acqua di mare.

“Vuoi dirmi che mi sposi dopo che hai fatto San Paolo? Eh?”

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IMMAGINE

Pier Paolo Pasolini e Maria Callas ,sul set di Medea, 1969.

EUGENIA TONI
Da Bisanzio alla Comunicazione Strategica.
Articolo creato 3

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