Palazzo Daniele, il tempo sospeso

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Fuori il paese,

nei suoi ritmi lenti che oggi appaiono per nulla scontati, qualcuno esce dalla storica Pescheria Fanelli, qualcuno osserva la saracinesca del Bar Bielle 2000 ancora abbassata, qualche auto passa, qualche scooter addirittura colora l’atmosfera di una frenesia ormai inconsueta.

Siamo alla fine del Sud, a Gagliano del Capo, il mio paese natale, il paese dei miei nonni.

Le forme fuori dal palazzo mi sono note: fanno parte della mia infanzia i profili delle case bianche, gli interni delle chiese, le insegne delle attività immutate.

Ma dentro, dentro Palazzo Daniele è tutto incantato.

Varchiamo la soglia con il nodo di emozione in gola di chi sta per compiere un viaggio molto desiderato.

Nell’atrio ci sentiamo accolte con una piacevole leggerezza, nonostante la monumentalità dell’edificio, costruito nel 1861.

Quale coincidenza migliore, unita a quella biografica, per l’inizio di questo viaggio tra i luoghi della rinascita salentina, parte dello spirito di eccellenza del fare italiano?

Maira Rizzo, la manager del palazzo, ci accoglie, e assieme a lei una scritta sulla parete d’ingresso: Questa casa non è un albergo. Non una semplice affermazione, ma la verità: non passa neanche qualche minuto, che già sentiamo di essere ospiti da sempre.

Apriamo la porta che ci conduce agli interni, nelle nove suites progettate da PS + a ,respiriamo un profondo silenzio, ma non di epoche troppo remote: è una pace contemporanea, come le numerose opere d’arte esibite con una certa naturalezza nelle stanze e negli ambienti comuni.

La storia qui non pesa, è anzi sospesa tra soffitti riccamente affrescati e pavimenti maiolicati.

Prima della ristrutturazione, infatti, il palazzo era pieno di mobili antichi, mentre ora pieno spazio è offerto al presente, che si fa luogo nei vuoti fisici che lasciano grande libertà mentale.

D’altronde la memoria ha necessità di essere del tutto rappresentata visivamente o può aleggiare come custode quasi invisibile di uno spazio?

Talmente forte è l’impressione di essere in una casa e non in albergo, che ci si immagina di recarsi a piedi nudi in cucina, il regno della signora Donata che, sotto lo sguardo aristocratico di una donna della famiglia Daniele, ritratta in una posa severa, prepara leccornie per gli ospiti.

Attraversiamo il giardino incantato, un Eden si direbbe, dove tra enormi teorie di edere e l’agrumeto che introduce alla cappella privata, ci si concentra nel qui e ora senza altre distrazioni.

Maira ci conduce al grande appartamento, dove ogni dettaglio, tra ricordi del mondo antico e provocazioni del contemporaneo, ha una voce definita.

Ma ancor più di tutto ciò che può già essere vissuto, di quest’ala del palazzo mi affascina ciò che è ancora da ristrutturare: tra vecchie cementine che lasciano intendere il tempo trascorso e porte ancora da aprire, la curiosità si accende.

Ma il vento incalzante di questa giornata di Maggio mi impone una pausa di osservazione.

Mi fermo sulle scale mentre suona il Mezzogiorno e gli rispondono, ad ogni alito di vento, onde composte di edera, lampade che oscillano cautamente, foglie di piante antiche che puntano nella stessa direzione.

Lascio che il caso prenda il sopravvento su tutto ciò che normalmente è ricercato e mi abbandono al sentimento di corrispondenza totale tra dove si vorrebbe essere e dove si è.

Non vorrei infatti essere che qui, tra i rintocchi delle campane che scandiscono atmosfere rarefatte, come in certi quadri di Vincenzo Ciardo, e il mistero di ogni edificio antico.

Qui, in questo Sud segreto, incantato, sospeso.

IMMAGINI

Palazzo Daniele, Photo Credit ©Claudia Prontera per ©MediaEmporia

ELISA CAZZATO
Colta nell'ispirazione.
Articolo creato 5

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