Un pallido sole. Milano durante il coprifuoco

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Camminare per il centro di Milano durante il coprifuoco a causa del Coronavirus è un’esperienza davvero straniante.

Anche perché il nemico è in agguato nell’aria. Dove non si sa.

Solo dopo un po’ ti accorgi che manca il perenne sottofondo del grey noise, quel brusio che testimonia la vita di una grande città.

Tutto pare sospeso.

Al calar del pallido sole, le pur belle architetture assumono un’aria cupa. Le uniche cose apparentemente vive sono le pensiline pubblicitarie che proiettano nel vuoto i loro video.

Questo mi fa tornare alla mente uno dei tanti racconti inseriti da Fruttero e Lucentini nella memorabile raccolta Le meraviglie del possibile: Servocittà, di Walter Miller.

Narra di un sopravvissuto ad una guerra batteriologica, che giunge in una città interamente guidata dalla robotica e dall’Intelligenza Artificiale.

I semafori controllano il traffico delle auto senza pilota e senza passeggeri. Vigili-robot distribuiscono comunque le loro multe. Tutto funziona anche se in giro non c’è più nessun essere umano. La scena più agghiacciante riguarda un ospedale in cui le infermiere somministrano biberon vuoti agli scheletrini che tengono in braccio.

Per quanto enormemente intelligente, il supercomputer che guida la città non si è accorto della scomparsa degli esseri umani.

Perché, alla fine, è solo uno stupido che esegue alla perfezione i programmi inseriti a suo tempo nella sua memoria.

Non sa discernere, non sa intuire, non sa immaginare, non sa comprendere ciò che non era stato previsto.

Mentre mi concentro nel raccogliere l’inquietante sensazione di sospensione nella memoria digitale della mia Leica Monochrom, capace di impietosi, precisi e severi bianchi e neri, rifletto sulla assoluta imprevedibilità di cosa ci sta capitando.

Davvero il virus viene dai pipistrelli?

E se fosse invece opera di scienziati al servizio di una guerra batteriologica?

Se nulla fosse successo per caso, ma poi la situazione fosse scappata di mano?

Sia come sia, se non sei stupido come un supercomputer, ti rendi conto che da oggi in poi nulla sarà più come prima.

C’è chi annuncia la fine della globalizzazione, c’è chi ne immagina una nuova guidata dai potenti intenzionati a destabilizzare del tutto l’economia mondiale per controllarla definitivamente.

Mai mi sarei immaginato  di giungere a vivere sul serio le fantascientifiche distopie di Huxley, Orwell, Benson. Non mi rimane che sperare che queste foto possano diventare prima possibile solo il ricordo di un evento che sembrava impossibile

IMMAGINI

Un pallido sole, photo credit ©AlbertoContri

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Un pallido sole. Reportage da Milano sotto il coprifuoco, di Alberto Contri. Photo Credit ©AlbertoContri 

 

ALBERTO CONTRI
Da cinquant’anni in comunicazione, sono stato ai vertici di multinazionali della pubblicità e di istituzioni del settore: presidente dell’Associazione Italiana Agenzie di Pubblicità, della Federazione Italiana della Comunicazione, unico italiano mai cooptato nel Board della European Association of Advertising Agencies. Sono stato consigliere della RAI, A.D. di Rainet, presidente e D.G. della Lombardia Film Commission. Presiedo dal 1999 a titolo gratuito la Fondazione Pubblicità Progresso, che ho trasformato in un Centro Permanente di Formazione alla Comunicazione Sociale, con un Network (Athena) di oltre 100 docenti di 85 Facoltà e Master. Insegno Comunicazione Sociale presso la IULM di Milano. Libri: A. Contri, “McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale.” (Bollati Boringhieri - 2017) A. Contri, “Comunicazione sociale e media digitali” (Carocci -2018).
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